— Dite dunque.

Daniele trasse di tasca una piccola matita e con mano tremante segnò sulla carta di musica della sua romanza la lettera M.

Ah! indovino, esclamò l'astuta giovinetta per torturare l'amante, e quasi che non avesse compreso che questa M era tutto il proprio nome; indovino di che si tratta; voi amate Lady Maria Boston: avete ragione di aver intitolato la vostra romanza un colpevole amore, perchè questa donna è maritata.

Daniele pallidissimo e turbato stava per rispondere quando sì presentò nel salotto la Duchessa di Gonzalvo madre di Emma. La lezione cessò, e la conversazione si aggirò su cose indifferenti.

III. DUE AMICI DI DANIELE

Daniele tornando a casa era in uno stato che facea paura; si sentiva umiliato agli occhi suoi stessi in quella specie d'indifferenza con cui era trattato da Emma: il suo amor proprio, la sua vanità, la sua passione, tutto era ferito, ulcerato nell'anima sua — Durante il cammino dal palazzo S.... alla Riviera di Chiaia, parea demente, parlava solo, urtava tutti, prendeva una strada per un'altra.

— Questo tormento non può durare, diceva tra sè stralunando gli occhi e gesteggiando come un attore che reciti un monologo violento — no, non può durare; io mi ucciderò se Emma non corrisponderà al mio amore. Bisogna ch'io me le dichiari apertamente.... Allora vedremo, se potrà sfuggire destramente alle mie dichiarazioni.... Se ella è ricca, nol potrò anche io diventare? Non è questa l'ardente speranza della mia vita? Non gitto sudori, non mi ammazzo forse per acquistare un po' d'oro? D'altra parte, che bisogno ha ella di sposare un ricco, quando ha tante ricchezze? La sua mano farà ricco l'uomo ch'ella sposerà. La sua nobiltà! Ecco... ecco l'ostacolo di ferro, impossibile a sormontare... Eppure, chi sa! se io giungessi ad innamorarla di me; se ella mi amasse, i suoi genitori farebbero la volontà di lei... Potrei sperare... Oh! perchè ho conosciuto questa donna? La mia salute deteriora ogni giorno: ho abbandonato tutti i miei amici, tutte quelle famiglie che avrebbero potuto essermi utili.... Non è possibile ch'io viva più con tal serpe nell'anima; bisogna finirla; o Emma sarà mia o io mi ucciderò o ucciderò lei, perocchè non potrei sopportar l'idea che un altro la possedesse!... No, non è possibile che io mi strugga a tal modo; io le aprirò tutto il mio cuore, mi getterò alle sue ginocchia, implorerò l'amor suo e la pregherò che mi dia la morte.

Così parlando il forsennato era giunto alla sua abitazione. Nell'entrar che fece nel suo salottino, trovò sdraiati presso il camminetto il Marchesino Gustavo che leggeva, e un altro giovine suo amico, per nome Stefanello, anche di nobil famiglia. Daniele aveva invitato a pranzo questi due amici.

— Oh, bravo, maestro! farsi aspettare un'ora, è proprio dell'ultima eleganza! disse il Marchesino, gittando le sue lunghe gambe sovra un'altra poltrona che gli stava di contro.

— Perdono, amici miei, ho avuto impacci per le mani: ben sapete le seccature annesse alla mia professione.