— Oh! l'ho udita tre volte, rispose Daniele, e sempre con ugual piacere; è un'opera magnifica.
— La Pasta è inarrivabile nella sua parte, esclamò Stefanello appoggiando le spalle al davanzale del camminetto: ella è un prodigio! Che anima e che arte! Come ha indovinato lo spirito del suo canto! Nel suo duetto con la Unger strappa il cuore degli spettatori!
— Già tu sei uno de' più teneri ammiratori di questa prima donna, osservò il Marchesino ci è da scommettere ch'ella è presa pazzamente di te.
— Oh! non parliam di questo; soggiunse lo spezzacuore con lieve sorriso di trionfo, ne ho veduto a cascar ben altre a' miei piedi, e che bellezze! Io sono ristucco del genere teatrale; son fortezze troppo facili ad esser espugnate.
— Via, via, sappiamo di che sei capace, gran seduttore, tornò a dire il Marchesino... È certo impertanto che le lodi alla Pasta nella tua bocca diventano sospette. Già il teatro S. Carlo è divenuto per quest'attrice un campo di guelfi e di ghibellini. Per me dico, e mi richiamo al parere del mio professore qui presente, che la Pasta quando si abbandona agl'impulsi della sua natura è grande, è sorprendente; ma che casca talvolta nell'esagerato per ispirito d'imitazione. Riguardo poi al suo canto, è indubitato che nei suoi passaggi dai tuoni gravi ai medii ella non pone molta faciltà e pieghevolezza. Non è vero, maestro?
Daniele, a cui quest'ultima interrogazione era diretta, si contentò di fare un segno affermativo col capo. Egli non era uscito dalla sua pensierosa concentrazione. Intanto i due convitati di Daniele incominciavano a trovar troppo lungo l'indugio del pranzo: aveano già consumato parecchi sigari per ciascuno; aveano in gran parte esaurito tutti i futili subbietti di conversazione; si posero però a passeggiare smaniosi pel salottino.
— Il tuo cuoco è un carnefice questa mattina, osservò il Marchesino.
— Ci vorrà dare un pranzo al tutto diplomatico il nostro Daniele, disse Stefanello, ed ecco perchè ci farà attendere fino alle cinque.
— Sta benissimo, riprese il primo, e mentre egli si ostina nel suo taciturno sentimentalismo, noi ridurremo in cenere un altro sigaro.
Il Marchesino cavò di tasca un elegante porta-sigari, ne cacciò un tubetto di foglie americane e si pose alla ricerca d'un pezzo di carta per accenderlo.