— Perdono, sig. Duca, mille volte perdono di essere stato io l'involontaria cagione di aver risvegliato in voi di tali tristi memorie; vi giuro che se avessi saputo dovervi cagionare il minimo dispiacimento, non avrei ardito dare sfogo ad una indiscreta curiosità... Ora, lo scopo della mia visita è tutt'altro, signor Duca: esso vi sorprenderà pel suo ardimento; ma la schietta probità del vostro rifiuto non mi umilierà, dappoichè soltanto la colpa deve arrossire.

— Di che si tratta? dimandò il Duca con serenità, poichè era ben lontano dal supporre quello che formava l'obbietto della dimanda di Daniele — Parlate con confidenza, signor de' Rimini, e state sicuro di trovare in me un amico.

— Ne sono sicurissimo, signor Duca, e ciò non ostante io temo, perchè troppo audace può sembrarvi la mia dimanda.

— Parlate dunque, disse quegli con leggiera impazienza.

— Ebbene, signor Duca, vi chiedo la mano di vostra figlia, rispose Daniele renduto altero e sicuro dalla propria audacia.

Il Duca di Gonzalvo si alzò per un moto di estrema sorpresa: il suo sguardo fulminò lo sguardo di Daniele, che fu costretto di chinar gli occhi.

— Voi, signore! voi mi chiedete la mano di mia figlia!

— Io, signor Duca.

Il nobile spagnuolo dette una sonora spalmata sopra un tavolino di mogano che gli stava d'allato; il suo volto era acceso di sdegno.

— Sono io dunque caduto tanto giù da incoraggiare un simile insulto! esclamò furibondo: il Duca di Gonzalvo non è più dunque che un essere della specie più comune! il mio cognome è dunque quel che ci è di più plebeo e di più fangoso al mondo? Un maestro di musica vuole apparentarsi con me? un uomo che vive di salarii!! Ma come! ma quando ho io incoraggiato simigliante audacia? Il Duca di Gonzalvo, uno de' più illustri nomi della Spagna, il sangue più nobile dell'Andalusia, si fonderebbe col sangue della più mercenaria borghesia! Ma è da senno che voi mi fate una tale proposta, signor mio?