— Da senno, signor Duca, rispose Daniele, il cui amor proprio ferito dalle aspre parole del nobile si era rialzato con orgoglio.
— E quali sono, di grazia, i beni e i titoli che voi offrite per pretendere alla mano della Duchessina Emma di Gonzalvo? chiese il Duca con voce renduta sempre più rauca per collera.
— I titoli che vi presento, sig. Duca, sono quelli di cui andar deve orgoglioso ogni uomo di onore: essi non sono di quelli che l'intrigo, l'ambizione, la vanità, la corruttela procacciano ad un nome, come una cornice d'oro ad una vana immagine, i miei titoli sono quelli che nessun re può darmi o togliere, i miei titoli, signor Duca, sono quelli ch'io tramando a' miei figli e non già quelli che ricevo dai miei genitori; i miei titol sono il genio e l'onestà. In quanto a' miei beni, essi non han timore d'incendio, di terremoto o di confisca; i miei beni io li porto sulle punte delle mie dita... E se questi titoli e questi beni non sono di quelli che possono appagarvi, signor Duca, ve ne offro un altro che vale più di tutti gli onori accumulati sovra un nome: vi offro la mia giovinezza e l'ardente fede che ho nell'avvenire.
Lo sguardo di Daniele balenava; le sue guance erano infiammate; egli era stato colpito nel più vivo dell'anima sua, nel suo amor proprio. Il Duca fu scosso dal carattere energico e ardito del giovine.
— Attribuisco all'ardore della vostra giovinezza, rispose questi meno sdegnosamente, la stolta speranza che vi ha illuso, e perdono alla vostra fanciullezza l'audacia delle vostre parole; ma comprenderete che io dovrò privarmi del piacere di più ricevervi in mia casa. Provvederò per un altro maestro a mia figlia, e non commetterò novellamente l'imprudenza di porle a fianco un giovanotto. Spero che non abbiate fatto trasparire minimamente ad Emma cotesta follia che vi è sorta nel cervello.
— Sicchè voi, signor Duca, mi ricusate per vostro genero?
— Non avreste giammai dovuto concepire sì chimerica speranza, rispose il Duca in atto di accomiatare il giovine. Ciò per altro non toglie ch'io avrò sempre per voi quella benevolenza di cui spero vi renderete più degno, rinunziando finanche alla ricordanza di una tale insensata proposta. Avrò cura di farvi pervenire al vostro domicilio gli onorarii che vi sono dovuti per le lezioni a mia figlia.
Il Duca si accingeva ad abbandonare quella conversazione.
— Un momento, signore, di grazia, un momento. Degnatevi di ascoltarmi pochi altri minuti, e poscia ci saremo separati per qualche tempo.
— Che avete ancora a dirmi?