— E non vi siete ingannato, interruppe il Baronetto, nel credere che avreste trovato in me un filosofo, il quale per altro ha la sventura di esser ricco! Ma, di grazia, accomodatevi signor de' Rimini.

Daniele salutò col capo e con molta osservanza il Baronetto, e si sedè in faccia a lui sovra altro divanetto a forma di sfinge, ripetendo tra sè con estremo stupore, e come se avesse cercato di capire il senso di un paradosso; il quale per altro ha la sventura di esser ricco!!

Edmondo avea fitto lo sguardo sul sembiante di Daniele e massime negli occhi che gli avean fatto una impressione gratissima. Fin dal primo affacciarglisi del giovine italiano, il Baronetto avea provato un subitaneo sentimento di simpatia; onde trasse lieto augurio pel tentativo di curagione che gli era stato consigliato dal Dottor Weiss. Daniele era davvero un vago e gentil giovanotto. Un leggiero accrescimento di salute congiunto alla situazione in cui trovavasi colorava il suo volto di una tinta di rosa. I viaggi avean data alla sua complessione maggior vigoria e a tutta la sua persona un'aria di più gran distinzione. Questa volta due leggiadre basette coronavano le sue labbra, andandosi a congiungere con un semicerchio di barba che gli circondava il mento; il suo sguardo era animato dalla vivacità della giovinezza, della salute e del genio.

— La fama della vostra somma abilità nell'arte musicale è giunta infino al mio solitario ritiro, disse Edmondo guardando sempre con compiacenza il giovine italiano: la mia salute non mi permette di andare al teatro ed avere il piacere di sentirvi a suonare; ed io anelava di conoscervi: ecco la ragione per cui vi ho pregato di onorarmi.

— Che dice mai, signor Baronetto! Ascrivo ad un particolar favore della mia sorte l'avermi procacciato un tal piacere ed onore, rispose Daniele, a cui le parole del Conte faceano un effetto gradevolissimo.

— Fuori cerimonie, signor de' Rimini, io sono filosofo e voi siete artista; la filosofia e le arti si vantano di schiettezza; la ragione e la verità sono le loro basi, io dunque vi parlerò il linguaggio dell'affetto più che quello delle convenienze.

— Dell'affetto! signor Conte! esclamò Daniele trasalendo di gioia.

— Sì, dell'affetto. E pria di tutto, vi confesso ch'io trovo nella vostra fisonomia qualche cosa che m'innamora di voi. Non so perchè, ma in entrando in questo salotto, le vostre sembianze mi han tocco profondamente.

— Ebbene, signor Baronetto, dal canto mio vi confesserò parimente che la vostra voce e la vostra fisonomia han fatto in me un'impressione così grata, ch'io non dimenticherò in tutta la mia vita la vostra persona. Ma un tal piacere mi viene amareggiato dalle parole che testè mi avete dette, signor Conte.

— E quali?