— Che lo stato della vostra salute v'impedisce di uscire.

— È vero; io soffro, bel giovanotto, soffro assai; ma chi sa! forse dovrò a voi, se non l'intera mia guarigione, qualche ora almeno di sollievo.

— Deh! piaccia al cielo ch'io possa avere il piacere di contribuire al ricuperamento della vostra salute!

— Ne ho speranza, e sopratutto da pochi momenti a questa parte. La vostra sola presenza ha già prodotto in me un effetto salutare. Che età avete, bel giovine?

— Sto nel ventesimo terzo anno della vita.

— Così giovine, e già pieno di gloria!

— La gloria! ripigliò il pianista, la gloria! L'è gran bella cosa la gloria, è vero, ma non basta alla felicità dell'uomo in su la terra. Oh se io fossi ricco!

— Oh! che mai dite! ricco! Ebbene; guardate, mirate il mio volto; son io felice? Eppure io sono due volte milionario.

— Due volte milionario! esclamò Daniele con occhi di fuoco, e il suo petto si gonfiò, e dalla sua bocca, dalle sue narici il fiato usciva con impeto. La trista corda dell'anima sua era tocca.

— Sì, due volte milionario, ripetè il Baronetto, e ciò non ostante io sono la più misera creatura che sia nel mondo.