Che Lanzone apparteneva alla più alta nobiltà feudale (nobilis et Capitaneus altus) ed alla più importante magistratura del Ducato, come giudice del sacro palazzo;
Che, determinato a impedire lo sterminio di cui la parte aristocratica minacciava, vincendo, la plebe ribelle, si gettò nel tumulto contro i proprî amici, assetati di vendetta, e fu eletto per unanime fiducia Capitano del popolo;
Che, riprendendo l'offensiva, seppe guidare le schiere insorte con tanto vigore e tanta sagacia da obbligare i nobili, di qualunque grado, ad uscire nascostamente colle loro famiglie, dalla città;
Che avendo i nobili fuorusciti, coll'aiuto dei conti della Martesana e del Seprio, posto l'assedio intorno a Milano, questa sotto la guida di Lanzone, resistette per quasi tre anni a tutti gli orrori della guerra e della carestia, combattendo quasi ogni giorno ed opponendo ad offese formidabili sapienti difese;
Che, mosso da un duplice concetto, militare e politico, Lanzone si recò, sullo scorcio del 1043, in Germania, dove stipulò coll'imperatore Enrico il Nero un trattato d'alleanza, basato sopra un eventuale intervento di milizie tedesche in Milano;
Che, ritornato fra i combattenti e ripensando al pericolo di questo intervento, aperse trattative coi nobili fuorusciti, comunicando loro il patto di alleanza e persuadendoli della impossibilità in cui si sarebbero trovati di resistere ad un duplice assalto;
Che, avuta facoltà da entrambe le parti, di proporre condizioni di pace, esortò i nobili a rinunciare per sempre al dominio della città, a rientrare pacificamente nei loro palazzi, accordando e ricevendo ampia amnistia per le reciproche violenze di guerra, e impegnandosi a discutere tranquillamente con tutti gli altri cittadini i comuni interessi;
Che, accettate queste condizioni, i nobili si rassegnarono a smettere le loro pretese alla supremazia politica e ritornarono, in dimessa attitudine, nella città;
Che, per iniziativa di Lanzone, furono subito discussi, in un comitato di arbitri, gli ordinamenti necessari per attivare, sulle nuove basi, il governo della città; ordinamenti che poterono essere intralciati, interrotti e ripresi, ma che finirono per ottenere la formale adesione dell'imperatore Enrico III; il quale li sanzionò e li fece entrare nel diritto pubblico del Regno alla solenne Dieta che tenne nei prati di Roncaglia il 5 maggio dell'anno 1055.
Così sorse in Milano il comune autonomo, che ebbe poi non breve e non ingloriosa esistenza. Certo, istituzioni consimili non hanno mai una data precisa di battesimo storico. Ned io vorrei discutere se proprio l'anno di nascita del comune milanese sia il 1042, nel quale i nobili furono cacciati dalla città, o il 1045, nel quale rientrarono, assoggettandosi ai nuovi patti, o il 1055, nel quale gli Statuti comunali furono riconosciuti dalla suprema rappresentanza del Regno, o magari il 1066, nel quale pare che questi statuti fossero pubblicati.