È perciò che quei rispettabili eruditi, a cui duole di non poter ispingere più in alto la loro curiosità genealogica, arrivano talvolta agli assurdi ed agli anacronismi, brancicando fra i montoni senza mettere la mano sul mitico Ulisse. Ed è ciò che voi ed io fortunatamente eviteremo; persuasi che oggimai troppo onore viene dai fatti certi alla famiglia di cui studiamo i primordi, perchè si possa sperare di accrescerlo, tuffandoci nelle ipotesi.

*

Torneremo dunque, se non vi dispiace, al conte Umberto dalle bianche mani. E lo vedremo, in cinquant'anni di storia, crescere di riputazione, d'autorità e di fortuna, senza potergli rimproverare nessuna di quelle azioni, che sarebbero giudicate riprovevoli dal nostro criterio morale, tanto più austero di quello che allora prevaleva.

Alla corte di Rodolfo III re di Borgogna teneva l'ufficio di Conestabile; forse la più alta carica militare e politica che i tempi permettessero ad un vassallo feudale. Nel 1003 lo vediamo conte di Salmourenc nel territorio viennese; nel 1017 possiede la contea di Nyon sul lago di Ginevra; nel 1024 è già conte di Aosta, valle cisalpina che però apparteneva in supremo dominio ai re transalpini di Borgogna.

Questa marcia ascendente del conte Umberto verso gli onori e i possedimenti non si deve a nessuna di quelle violente occupazioni, così consuete ai forti dell'epoca sua; ma unicamente a vincoli di parentaggio, a donazioni reali, giusta ricompensa della sua condotta, che fu in ogni occasione leale e vigorosa.

Lo dimostrò sopratutto nella crisi dell'anno 1032, in cui avvenne, per la morte di Rodolfo III, privo di prole, la dissoluzione del vecchio reame di Borgogna.

Rodolfo III, detto l'Ignavo, per rendere giustizia alle sue qualità intellettuali e morali, aveva regnato per circa 38 anni, ed aveva sposato in seconde nozze una regina Ermengarda, che pare fosse donna degna di più virile consorte.

La storia di questo regno non è infatti che una lunga lotta fra il debole monarca e la folla dei suoi baroni, che, prevedendo la fine della dinastia, volevano trarne partito per affrancarsi da ogni vincolo d'investitura.

In una situazione di questa fatta, sarebbe stato facile al conte Umberto di volgere le influenze dell'alta sua carica contro Rodolfo e convertire in un principato indipendente e più vasto i possedimenti che a titolo feudale teneva. Invece stette egli risolutamente dalla parte del debole. Il Conestabile di Borgogna fu il più assiduo compagno di Rodolfo III, il più fedele e il più energico consigliere della regina Ermengarda. E quando il vecchio sovrano morì nel 1032 e il suo nipote Oddone di Sciampagna sorse a reclamare l'invidiato retaggio[12] il conte Umberto rispettò il testamento, che chiamava al trono di Borgogna il re di Germania, stretto parente di Rodolfo III; e scortò personalmente la vedova regina, insidiata nella sua libertà, fino a Zurigo, dove l'imperatore Corrado accolse entrambi con grande effusione e splendidi donativi.

Alla guerra che mosse allora Corrado contro l'usurpatore dell'eredità di Rodolfo, non è certo che il conte Umberto abbia partecipato. Ben vi concorse, e con altissimo grado, nel seguente anno 1034, in cui Oddone, rotti gli accordi, riprendeva le armi e raccoglieva contro il successore imperiale tutte le forze de' suoi congiunti e dei baroni alleati suoi.