Per Ivrea e per Susa i dominî di Olderico Manfredi si riattaccavano, al di qua e al di là delle Alpi, con quelli del conte Umberto Biancamano; sicchè poco dovettero tardare le due illustri famiglie a stringere fra esse rapporti amich e voli; i quali, per fortuna loro e nostra, riuscirono ad un matrimonio fra Oddone, quarto figlio del conte Umberto, ed Adelaide, primogenita del marchese Olderico.

Questa unione, avvenuta, pare, nel 1045, pose il suggello alla grandezza politica della casa Umbertina. Questa cominciò a poco a poco a staccarsi dalle sue valli indigene per salire alla sommità delle Alpi e di là scendere, come disse il poeta, colle onde del Po. Da conti in Borgogna preferirono diventare marchesi in Italia; vuoi perchè l'antica tradizione romana flagellasse involontariamente il sangue di chi era diventato borgognone solamente a metà; vuoi perchè il sorriso del nostro cielo e la speranza di più gentile dominio traessero quei robusti guerrieri verso ipotesi del futuro, che il futuro non ismentì.

Dal matrimonio di Oddone colla contessa Adelaide, rimasta erede del vasto dominio della sua famiglia, uscirono tre figli e due figlie. Uno dei primi andò vescovo e si appartò dalle famigliari vicende. Pietro ed Amedeo governarono dopo la morte del padre; ma, premorti entrambi alla madre, la loro fama rimase assorbita dall'attività e dall'autorità personale che questa seppe esercitare fino alla morte.

Le due figlie furono entrambe imperatrici di Germania e destinate a combattersi. L'una, Berta di nome, sposò quell'Enrico IV della casa di Franconia, che doveva giungere a celebrità piuttosto per la sua abbiezione a Canossa che pe' suoi trionfi a Roma. L'altra, Adelaide, impalmava quel Rodolfo di Rheinfeld che abbiamo visto succedere a Umberto Biancamano nella somma autorità di Borgogna, e che appunto i ribelli tedeschi, impauriti dalla scomunica di Gregorio VII, acclamarono per qualche tempo imperatore, contro Enrico IV, ramingo e scoronato.

Bastano questi eccelsi parentadi a dimostrare che importanza avesse già raggiunta in quell'epoca la famiglia dei conti di Savoia.

Il vecchio conestabile era ancor vivo, quando la piccola Berta, nipote sua, fu promessa al fanciullo erede del trono germanico. Nessuno dei due sposi aveva ancora raggiunta l'età di sei anni; sicchè il matrimonio effettivo non ebbe luogo che dodici anni dopo, nel 1067. Ma allora il Biancamano era già sceso nella tomba, che vollero sicura ed onorata nella loro cattedrale i cittadini di Saint-Jean di Maurienne. Singolare omaggio reso al capostipite dei Savoia da quella città che, per ordine suo, aveva dovuto essere pochi anni prima presa d'assalto! Omaggio che vale da solo parecchi di quei monumenti, nei quali non è riconoscenza o perdono di popoli, ma lusso di marmi e vanità di artisti!

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Il secondo eroe della casa di Savoia è certamente la contessa Adelaide; che, in nome dei figli, e più dei figli, e senza i figli, governò il vasto Stato fino al 1091, nel quale anno, quasi ottuagenaria, mori. Donna di alti spiriti, di fermo consiglio e di virile risolutezza, che assai rassomiglia all'amica ed emula sua, la contessa Matilde di Toscana. Cara ai maggiori prelati dell'epoca, come Ildebrando e san Pier Damiano, che le scrivevano affettuosissime lettere, mescolava ai terreni interessi la pietà religiosa, in quella misura soltanto che non turbasse l'intera guarentigia dei primi. Delle libertà comunali non ebbe il sentore; anzi, non esitò a far scempio della città di Asti, appena le parve che questa mirasse a scuotere l'alto dominio della famiglia sua. Ma in verità, richiedere dai principi d'allora incoraggiamento ad emancipazioni politiche sarebbe una esigenza che nessun salto storico potrebbe giustificare. Bastava che allora i principi fossero giusti, umani, generosi, e ad Adelaide queste virtù non mancavano. Sarebbe poi toccato all'erede e nipote suo, Umberto II, di aiutare, alcuni anni dopo, la costituzione di comuni indipendenti; ed è ancora una gloria per la casa di Savoia, che, nel corso dei secoli, sia stata in Italia la prima famiglia sovrana a mettersi per questa via.

Adelaide era già vedova da sedici anni, e da altrettanti governava, in nome de' suoi figli, lo Stato, quando scoppiava acuta nell'alta Italia la crisi delle relazioni fra il Papato e l'Impero.

Gregorio VII, spinto dalla logica della sua dottrina, aveva scomunicato l'imperatore Enrico IV, e con fiera novità, prosciolto i sudditi suoi dal loro giuramento di fedeltà. Dal canto suo, Enrico IV, spinto dal desiderio di conservare il suo trono, aveva fatto manifestare al terribile Pontefice il suo desiderio di trattare con lui in qualche città di Germania.