I Papi allora erano grandi, ma non esitavano a viaggiare fuori del loro Stato.

Gregorio VII era già arrivato nei dominî della contessa Adelaide, diretto alle Alpi, quando udì che l'Imperatore s'era mosso egli pure per varcarle nella direzione opposta. Incerto sulle intenzioni imperiali, retrocedette e venne a chiudersi nel castello reggiano di Canossa, che la contessa Matilde aveva posto a sua disposizione. E intanto la contessa Adelaide riceveva i messaggi dell'imperiale suo genero, coi quali la supplicava a concedergli il passaggio attraverso alle Alpi, di cui essa era signora.

L'Imperatore infatti, traccheggiato da' suoi rivali tedeschi, s'era visto chiusi i passi delle Alpi elvetiche e carniche; aveva dovuto scendere a sghembo nella Borgogna; e di lì era stato costretto a chiedere l'assenso della nobile suocera, che poco innanzi egli aveva fieramente offesa co' suoi tentativi di divorzio dalla virtuosa Berta.

Questa però rimase anello di conciliazione fra il marito e la madre, come la madre stette poco dipoi autorevole mediatrice fra l'Imperatore ed il Papa.

L'incontro degli eccelsi congiunti ebbe luogo sulle rive del Lemano verso gli ultimi giorni del 1076. E furono giornate terribili per geli e tormente quelli in cui la splendida comitiva superò il Gran San Bernardo per giungere a Torino. Parecchi servi perirono assiderati; e perchè lo stesso destino fosse risparmiato alla contessa ed alla imperatrice sua figlia, dovettero entrambe essere avvolte in pelli di buoi appena uccisi, e portate in siffatto abbigliamento al piede della montagna.

Enrico IV aveva fretta di abboccarsi col suo formidabile antagonista; sicchè non tardò a partire per Canossa, accompagnato dalla moglie Berta, dalla suocera Adelaide, dal cognato Amedeo, dal conte Azzo d'Este e dall'abate Ugo di Cluny.

L'episodio che allora si svolse nel famoso castello non ha d'uopo d'essere per la centesima volta raccontato. Rimane nella memoria dei posteri come un duplice eccesso, che, secondo l'indole degli eccessi, non giovò a nessuno e nessun bene fruttò. Un immenso orgoglio a fronte di una immensa umiliazione: ecco lo spettacolo che diedero di sè ai contemporanei i due uomini che avrebbero dovuto, in tanto infuriare di passioni e di eventi, mantenere al loro dissidio le forme austere della dignità.

Più degli uomini furono in quell'episodio prudenti e savie le donne; Adelaide specialmente, che usò di tutta la sua autorità sull'imperatore di cui era madre e sul pontefice, a cui come figlia era cara, per attutire gli sdegni, sollecitare gli accordi e preparare riconciliazioni durevoli.

Non riuscì a quest'ultimo scopo, poichè l'indole umana si ribella ai ricordi della violenza. Enrico IV e Gregorio VII, si separarono col bacio sulle labbra e col fiele nel cuore. Entrambi finirono la loro vita, lontani da quel potere che per entrambi era stato cagione di tanto eccesso. Gregorio VII moriva a Salerno, ospite d'uno fra quei Principi temporali[14], sui quali egli aveva preteso di esercitare così orgogliosa supremazia. Enrico IV moriva di crepacuore a Liegi, deposto e perseguitato dal figlio suo; triste vendetta delle ingiurie e dei patimenti, fra cui aveva vissuto Berta di Savoia, moglie dell'uno e madre dell'altro!

Così accade ai violenti, sui quali, presto o tardi, scende quella giustizia, riparatrice, che non teme nè le tiare nè le corone.