E che ai violenti non piegasse la fronte Adelaide di Savoia, memore forse o forse presaga della fierezza che alla sua stirpe incombeva, lo dimostra un altro episodio, che precedette di pochi anni la sua morte.

Mentre Enrico IV, vincitore a sua volta di Gregorio VII, occupava Roma e v'insediava un altro Papa, s'era recata la contessa Adelaide a fargli visita; e al seguito suo s'era aggiunto, cercando protezione, un monaco, Benedetto, abate di San Michele alla Chiusa, che aveva tenuto nell'Alta Italia contegno favorevole al Papato contro l'Impero.

Caduto questo monaco, per insidie tesegli, nelle mani degli sgherri imperiali, si stava per farne strazio, coll'esplicito assenso di Enrico, quando Adelaide, saputo il fatto, si presentò immediatamente all'Imperatore, reclamando la libertà dell'abate ch'essa aveva guarentito contro ogni offesa. Le prime ripulse del genero non iscoraggiarono la contessa, che dalle preghiere passò alle minaccie. E l'Imperatore, il quale conosceva più che altri la potenza della suocera sua, e temeva di vedersi impedito il cammino da un esercito ch'essa avrebbe potuto radunare al piè delle Alpi, non osò prolungare la resistenza e fece restituire al monaco la sua libertà.

Con questi modi e con questa indipendenza Adelaide regnava; e seguiva in ciò scrupolosamente le tradizioni del conte Umberto, che ai deboli ed agli oppressi era stato sempre largo del favor suo. Le stirpi hanno come i paesi, una costante fisonomia; e come non riuscireste a trovare, fra tutti gli Stuardi, un filantropo, non vi sarebbe possibile scovare un tiranno, fra tutti i principi di Savoia.

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Quando la gran contessa morì, una specie di guerra di successione scoppiò fra gli eredi, presunti o legittimi, e mise a brani lo Stato.

È un fatto che la storia non può dissimulare e che produsse conseguenze durate per qualche secolo.

Ma ho già avuto qui l'occasione e l'onore di dire che nei fenomeni storici di lunga evoluzione non è già qualche soluzione di continuità che possa scemarne la verità o la logica. La vita umana è continuamente interrotta dal sonno; eppur si ritrova, alla fine d'ogni intervallo, piena di unità e di efficacia. Nè la vita dei popoli è in ciò diversa dalla vita degli individui. Subisce alternative di stanchezza o di sconfitta, dopo le quali il pensiero direttivo o l'istinto ripigliano lo svolgimento di prima. Se ciò non fosse, sarebbe disperato lo sforzo di cercare nella storia virtù di esperienza o insegnamenti di civiltà. La storia diventerebbe un tumulto di fatti, una successione di violenze, in mezzo alle quali nessun pensatore potrebbe trovare barlume di una legge progressiva dell'umanità.

Chi pensa, per esempio, che la storia di Roma antica non abbia uno svolgimento di mirabile continuità, perchè i Galli poterono spingere il loro Brenno entro le antiche mura, ed accamparvisi come padroni?

Chi crede che non cominci da Rodolfo d'Habsburg la stirpe imperiale d'Austria, perchè dopo suo figlio, un'altra casa di Lussemburgo ha potuto dare due o tre sovrani alle popolazioni germaniche, lacerate dalla guerra civile?