Lo stesso fato dominò nei primi tempi la casa di Savoia; ma essa afferrò il fato con robuste braccia e lo vinse.
Morta Adelaide, parve per qualche tempo che la fortuna avesse abbandonato al di qua delle Alpi, la casa Umbertina.
Il marchese Bonifacio del Vasto, lontano parente di quella casa, mosse subito le sue forze contro Asti ed Albenga. Corrado, figlio dell'Imperatore e nipote della defunta Adelaide, occupò le migliori terre della contea di Torino. Lo stesso Enrico IV varcò le Alpi e scese con un esercito sopra Montebello. E, incuorati da siffatte usurpazioni, alcuni fra i maggiori Comuni, come Torino e Chieri, innalzarono bandiera d'autonomia e cercarono ritornare al dominio nominale dei vescovi, che non sempre rispettavano le libertà onde erano proclamati custodi.
Contro queste usurpazioni e queste riscosse era solo a lottare Umberto II, figlio di Amedeo, rimasto giovanissimo a governare quegli Stati, retti fino allora da mani così gagliarde e da esperienze così provette.
E cominciò allora un secolo di contestazione e di lotte, nelle quali la casa di Savoia, ora avanzando, ora retrocedendo, non perdette mai il rispetto alle sue tradizioni e la fede nel suo avvenire cisalpino. Non abbandonò le prische sedi, poichè nelle valli savoiarde e svizzere battagliò lungamente, mutando ed acquistando terre e castella; ma tenne l'occhio fiso al dominio italiano, che dopo il matrimonio con Adelaide Manfredi, era diventato il pernio della potenza e la seconda patria della dinastia Umbertina.
Per molti lustri, il successo rimane dubbio, i contrasti son fieri; v'è un'epoca, in cui la famiglia si spezza in due rami, e sembra che scompaia l'unità della tradizione dinastica. Ma la virtù e la sagacia suppliscono a qualche difetto di fortuna o di energia. Non sempre giova affrontare la bufera alpina a viso eretto. Questa vi avvolge e vi trascina giù pei burroni. Se invece, curvandovi, lasciate passare l'uragano, rimanete al vostro posto e potete rizzarvi più forte e più sicuro di prima.
È quello che hanno fatto tante volte i principi di Savoia, riprendendo, da Susa o da Ivrea, il cammino verso quelle pianure che l'uragano flagellava innanzi al loro passi. Finchè poi, una serie di principi vigorosi e fortunati, Tommaso I, Pietro II, Amedeo V ricuperavano, aumentandolo, l'antico patrimonio della contessa Adelaide; preparando quella grandezza militare e politica, di cui toccò il vertice più tardi il grande Emanuele Filiberto.
Fu però negli anni più aspri e più laboriosi di questa fondazione politica che si svolsero i primi germi del programma, a cui la casa di Savoia avrebbe dovuto i suoi trionfi italiani. Vi sono in ciò dei presagi storici, che possono sembrare combinazioni all'osservatore superficiale, ma che forzano il pensatore alla meditazione.
È infatti Umberto II, che, proprio nel più fitto della guerra di successione, riconosce l'indipendenza di Asti e stringe accordi con essa per combattere predominî feudali. È Amedeo III che, dopo il 1130, concede a Susa il primo statuto di franchigie comunali. È Umberto III che, nel 1175, prepara i primi accordi tra Federico Barbarossa e le libere città lombarde. Poi, nel 1215, Tommaso I stringe, per la prima volta, accordi politici con Milano contro il marchese di Monferrato. E finalmente, cinquant'anni dopo, Pietro II si trova in Svizzera di fronte a Rodolfo, allora semplice conte di Habsburg, e duramente lo batte; singolare e provvidenziale contesa, che cominciava proprio tra il primo fondatore della casa d'Austria e il ristauratore della casa di Savoia, quella secolare rivalità di cui abbiamo visto forse l'ultimo atto nella guerra del 1866.
Vanti non piccoli questi, della dinastia che ci regge; poichè, se è facile mostrare generosità e benevolenza, durante i periodi in cui la fortuna accarezza, lo accentuare, nell'epoca dei pericoli, quelle idee e quei propositi che poi governeranno l'epoca della prosperità, è previdenza che non a tutti sorride, — è saviezza che molti avrebbero dimenticata, sotto il pretesto della sventura.