Ora, è proprio la sventura il crogiuolo in cui s'affinano le anime grandi. Ed è questa l'aristocrazia specialissima della famiglia, di cui studiamo le origini; aristocrazia che innalza il carattere di Umberto Biancamano quando s'incammina a Zurigo, custode della detronizzata Ermengarda, e che innalza il carattere di Carlo Alberto, quando s'incammina ad Oporto, per salvare colla dignità della stirpe l'avvenire d'Italia.

Quelle disposizioni dei primi Umberti a favore dei Comuni, appena usciti dall'infanzia feudale; quel desiderio di creare in pieno medio evo solidarietà politiche colla Lombardia o colla Toscana; quell'istinto che metteva contro Rodolfo d'Habsburg i soldati d'un principe di Savoia, preannunciano fin dai secoli oscuri le qualità che renderanno popolare, nei tempi moderni, la dinastia: vale a dire, la fede nei principi liberali, l'accortezza nelle alleanze, il proposito dell'indipendenza, la virtù militare, che non odia i nemici, ma non li conta.

Se questa non è legge istorica, non sappiamo qual sia; e in verità è difficile pensare che altri istituti, altre compagini umane possano vantare fra le loro origini e la fine dei loro svolgimenti eguale coerenza di tradizioni.

Umberto Biancamano, nel secolo XI protegge i suoi nemici contro l'abitudine del saccheggio. Pietro II nel secolo XIII adotta per motto suo: la sovranità viene da Dio, quando è esercitata a beneficio dei popoli. Vittorio Amedeo II nel secolo XVII spezza il suo collare dell'Annunciata per dividerne i brani fra il popolo afflitto dalla carestia. Umberto I nel secolo XIX si tuffa nei contagi omicidi per dare ai popolani sofferenti quel conforto che viene dalla calma, dal coraggio, dalla fiducia.

L'unità dei pensieri e l'unità d'istinti non potrebbero avere, io credo, più perfetta dimostrazione.

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Del resto, ad altre dimostrazioni e ad altre unità si presterebbe l'argomento, se volessimo discendere dai primi agli ultimi della famiglia Umbertina, o risalire dagli ultimi ai primi.

Ma, dopo avermi tollerato come istorico, non vorrei mi accusaste di scendere a cortigiano. Ora, i cortigiani che sono ordinariamente accaniti ad inventare le origini delle dinastie, sono, anche più ordinariamente, accaniti a parteciparne le decadenze.

Dio mi tolga dunque, ora e sempre, dal numero e dall'abbiezione.

Discorrere delle Case sovrane è stato difficile, finchè le ragioni dell'intelletto erano soverchiate dalla prepotenza dei privilegi. Allora, nessuna logica correggeva gli eccessi; poichè il mondo si divideva in dominati e dominatori; e, secondo l'influsso di questa situazione personale, la storia diventava o adulazione o calunnia.