La notte non ha stelle senza lei.

Pur mi ricordo ch'io ti vidi adorno,

Tra bianchi marmi e colorito fiore,

Da una ridente candida persona.

Al tuo balcone allor si stava Amore

C'or te soletto e misero abbandona,

Perchè a quella gentil respira intorno.

IV.

Fin da ragazzo avevo letto nelle storie letterarie e nelle Antologie che pregio dell' Arcadia del Sannazzaro era la bellezza delle Descrizioni campestri. Ma anche prima ch'io “fuor di puerizia fossi„ mi accorsi leggendolo che il Sannazzaro descrive.... come può descrivere un cieco. Mi spiego. Un cieco può parlare di oggetti visibili che non gli è dato distinguere — parlare di stature, di misure, di forme, anche di colori: ne ha sentito parlare, e ripete ciò che ha sentito dire. Così il Sannazzaro ci parla di boschi, di luna, di aurora, di uccelli, di laghi, perchè gliene hanno detto qualcosa Virgilio, Ovidio, i Greci, il Boccaccio — ed egli ripete, quasi sempre male, quel che essi hanno detto bene.

A provare che il Sannazzaro non è vero poeta, cioè un veggente, cioè un uomo che vede meglio e più addentro che gli altri, nell'uomo e nella natura — basta guardare i suoi aggettivi. Non ne trovi mai uno, dico uno, che, come fan sempre quelli di Dante, dia vita e fisonomia e colore al suo sostantivo. Son tanto comuni che, dato il sostantivo, s'indovina subito l'epiteto che l'accompagna.