Pure, tuttochè imperiale, quel decreto non tenne. — Il Bernon (un dotto benedettino del secolo X) affermò che i Toni erano nove; — e il Glareano (poeta, matematico, storico, filosofo famosissimo del secolo XVI) dopo aver spesi vent'anni di studi intorno a quella materia (così egli racconta) ebbe a convincersi che, come aveva detto Carlomagno nel primo suo decreto, i Toni eran proprio dodici.

E ai dodici si tennero: lo Zarlino e il canonico Artusi, il quale non dubitò di dichiarare che, su quel punto, la sua dottrina era posta nel primo grado di certezza.

Tuttavia, quel primo grado di certezza non persuase il padre Banchieri che, di Toni (curiosissimo temperamento!) ne voleva otto e dodici insieme; — non persuase il padre Penna che invece, ne voleva tredici; e in seguito (molto più tardi) non persuase nè il Kirnberger, che contentavasi di sei; nè l'abate Baini che ne' codici ne trovava quattordici; nè l'abate Alfieri che ne' libri corali ne trovava undici.

E non è tutto qui.

Per correggere in qualche modo la perplessità e la intrinseca manchevolezza di quella teorica, non si lasciò mai d'aggiungere distinzioni a distinzioni, classificazioni a classificazioni. — Per cui s'ebbero i Toni Perfetti, i più che Perfetti, gli Imperfetti, e i più che Imperfetti, i Naturali, i Finti, i Trasportati, i Misti, i Commisti, i Figurati, gli Affini, gli Armoniali ed altri più.

E il bello è, che con tutto quel subisso di Toni, ne' libri corali s'incontrano molte e molte cantilene, le quali, modulando in un'estensione di sole tre o quattro note, a giudizio de' teorici non sono di nessun tono.

E c'è di più, che sul conto di parecchie composizioni, i dotti e anche i dottissimi non riuscirono mai a stabilire in quali toni sono scritte.

Exempli gratia: il padre Martini dice che il Madrigale del Palestrina Alla riva del Tebro, è del secondo Tono, e l'abate Baini dice che è del quinto e del sesto.

Tale, e in tutto secondo verità, era la teoria dei Toni sullo scorcio del mille e cinquecento. E del pari instabili, arbitrarie, contradicenti ad ogni buon principio d'arte, erano le teoriche dell'armonia e del contrappunto, cui s'era aggiunto il gusto smodato per gli artifizii meccanici, diffuso e portato al delirio dalle scuole fiamminghe.

Uscita, nel 1594, la prima opera della riforma melodrammatica fiorentina (la Dafne del Rinuccini e del Peri): — uscito il Recitativo (la declamazione musicale a voce sola); e, dal Recitativo, uscita la Melodia; — tutte quant'erano quelle arruffate ed eteroclite teoriche, caddero come di sfascio. La musica trovò finalmente la sua via. E, subito, cominciò a cercare la luce, ad aver ordine e forma, a farsi parola rivelatrice d'affetti. Cominciò insomma ad esser musica, e ad esser l'arte dichiarata dalle ottave del Venturi che presi ad epigrafe: l'arte, raggio de' cieli!