Tanto operò la Melodia. La quale, della musica non è solamente un principale elemento di bellezza, come vogliono l'Hanslik ed altri; — ma è tutto: è il principio, è la ragione di essere, è l'ultimo fine. Di tutto ciò che entra a costituire la musica, non v'ha nulla che non dipenda dalla Melodia. Le doti che più si cercano e si pregiano ne' compositori: la fantasia, l'estro, la inspirazione, non han modo d'esplicarsi che con la Melodia. Senza melodia non v'ha musica.

E intanto oggi si sente dire ogni momento che la melodia è finita!!

Proprio così. S'è sempre creduto che, alito divino, la melodia venisse dal cuore commosso e dalla fantasia ispirata di quegli uomini privilegiati (quasi profeti) le cui labbra furon tocche coi carboni ardenti.... e signor no!

L'odierno progresso ci tolse dall'errore e c'insegnò invece che la melodia non fu mai altro che il portato delle materiali combinazioni de' sette suoni, e che, dàlli e dàlli a scrivere a cantare e a suonare, quelle combinazioni si son trovate e messe fuori tutte. E da questo la malinconica conclusione: che la melodia è spacciata e morta; e che oramai la musica deve rassegnarsi a farne senza. Quanto dire, all'ultimo, che il mondo deve rassegnarsi a far senza musica!

Ma non ci sgomentiamo. La melodia, come disse il De Musset, viene dal cielo ed è eterna. E in quel modo che i veri eletti e i genii l'han sempre trovata e la trovano ancora (il Verdi informi) è a ritenere che la troveranno sempre.

S'osservi però che v'ha melodia e melodia! V'ha quella che ha un fermo valore artistico, e quella che non vai nulla.

La melodia allora soltanto è pregevole, quando i suoni, grati all'orecchio per la vaghezza degli effetti acustici e per la venustà della forma, hanno la virtù di parlare al cuore dell'uditore e di trasportare la sua mente dal mondo materiale al mondo de' sentimenti e della poesia.

La melodia, ho detto or ora, fu un germoglio del Recitativo cui giunsero le ricerche e gli studi della Camerata del Conte Bardi.

Ma, com'era seguito delle canzoni popolari, dell'idillio teatrale (essenzialmente melodico) Robin et Marion di Adamo della Hale, e di tutta la musica de' Cantori a Liuto, molto probabilmente (se già non certamente), anche quel recitativo sarebbe stato non curato e messo in oblio, se a tenerlo vivo e a salvarlo non concorrevano due fortunatissime circostanze: — la naturale applicazione del recitativo alla rappresentazione scenica; — e la istituzione (ch'ebbe luogo precisamente in que' giorni) de' teatri pubblici.

Al fatto (pur tanto notevole) della istituzione de' teatri pubblici, gli storici, i tecnici e i critici non badarono più che tanto nè allora nè mai. E in conseguenza non videro mai a che dovevasi attribuire la grande e così pronta azione che esercitarono in tutto il campo dell'arte musicale.