Non si tratta di poco, o Signori! Si tratta di una radicale trasformazione della essenza stessa della musica, e insieme, per conseguenza necessaria, di una radicale trasformazione dell'orecchio umano. Chi ci vuol credere, padrone. Ma a chi non vuol credere, non mancano nè buone ragioni, nè saldi argomenti, nè fatti provati, provatissimi, per dimostrare che la pretesa scoperta del Fètis è tutta un bel sogno, o per dir pane al pane, una gran frottola.

Mi tengo ai fatti. — Quella Tonalità che il Fètis vuole inventata e creata dal Monteverdi, la si trova manifestamente nelle prime opere della Riforma melodrammatica. Benchè inceppata e snaturata dalle false teoriche, la si trova nella musica del Palestrina e de' compositori fiamminghi. La si trova, aperta e libera, nell'opera di Adamo della Hale, e in tutte le canzoni popolari de' bassi secoli che pervennero sino a noi.

La Tonalità che si pretende inventata e creata dal Monteverdi nel 1607 e che dicesi Moderna, è invece antichissima; è la prima e la sola; è quella, in breve, cui il Creatore ha informato l'orecchio d'Adamo.

Dopo l' Arianna del Monteverdi, di opere teatrali degne di attenzione ne troviamo due scritte da una donna: La liberazione di Ruggero dall'isola d'Alcina, e Rinaldo innamorato, di Francesca Caccini, nei Signorini Malaspina.

Schopenhauer ha sentenziato che le donne non sono fatte per le arti belle. — Lasciando dire a posta sua quel filosofo pessimista (o pessimo filosofo, come lo qualificano i suoi contradditori) io sto coll'universale a credere che le facoltà estetiche della donna, non sono in nulla e per nulla minori di quelle dell'uomo.

Venendo alla musica, arte dei sentimenti e degli affetti, come potran dirsi disadatte le donne, cui i sentimenti e gli affetti sono la vita?!

Educata alla scuola del padre (Giulio, l'autore della Euridice ), la Caccini fu una esimia cantatrice; la migliore anzi del suo tempo, se stiamo a ciò che ne scrisse il Doni.

Di lei, come compositrice, oltre le opere teatrali, abbiamo un Primo libro delle musiche ad una e a due voci, pubblicato in Firenze nel 1618.

Nella Liberazione di Ruggero, la Caccini vince il padre così pel sentimento drammatico, come per la strumentazione evidentemente modellata su quella del Monteverdi. Ma del padre non ha nè la ricchezza armonica nè le grazie del canto. Come nelle opere del padre e del Monteverdi, anche nella Liberazione di Ruggero abbondano i Recitativi; ma fra questi e fra i cori, v'han tratti misurati e cantabili singolarmente pregevoli.

Più si procede, stretti alla cronologia, nell'esame delle opere scritte nel seicento, e più la linea melodica acquista in ampiezza, in vaghezza e, sopratutto, in espressione.