Di questi pregi fanno specialmente fede: l' Erminia sul Giordano di Michelangelo Rossi; la Catena d'Adone di Virgilio Mazzocchi; — e più specialmente ancora il S. Alessio di Stefano Landi, scritto su libretto del cardinale Barberini, poi papa Urbano VIII.

“Il S. Alessio (stampò l'abate Baini) è l'opera più drammatica e più sentimentale ch'io abbia veduto di que' tempi, sia per le sinfonie, sia per l'accompagnamento degli strumenti uniti alle voci, sia anche per gli a solo, pei duetti, pei terzetti, e pei cori!„

A questo giudizio (giudiziosissimo) del Baini, può aggiungersi che nel S. Alessio sono frequenti i modi di recitativo che preludono ai recitativi obbligati dello Scarlatti, e le pagine, quali così espressive e quali così briose, che si direbbero scritte, cent'anni dopo, dal Pergolesi e dal Cimarosa.

S'aggiunga ancora (ad accrescerne il valore e la importanza storica) che il S. Alessio è evidentemente condotto col proposito d'improntare nella melodia il carattere de' personaggi; tanto che nella parte di Satana v'han tratti che ricordano il Beltramo del Roberto il Diavolo.

Col Landi, Pierfrancesco Caletti-Bruni, detto Cavalli, che portò il melodramma a forme più simmetriche, e la melodia a maggiori e più geniali svolgimenti.

A' giorni stessi del Cavalli, Marco Antonio Cesti meno vario e originale, ma dotato di un gusto non meno eletto specialmente in ciò che si riferisce al canto.

Della storia del melodramma que' due compositori chiudono il periodo che dirò preparatore, — periodo fecondissimo di opere, di tentativi, di felici trovate. — Giunti qui, non siamo ancora alla grand'arte, nè a quelle espansioni melodiche ch'hanno potenza d'esaltare e di destare l'entusiasmo; ma ne siamo (e sanamente), agli inizi. Con la musica, non siamo ancora ad una piena e splendida fioritura; ma, come all'aprirsi della primavera, siamo al rinverdire delle piante, ai bocci e ai fiori socchiusi.

Proponendomi di riprenderlo più innanzi, lascio il melodramma per dire della musica strumentale, la quale più presto e forse meglio della vocale, seppe fare suo profitto della libertà lasciata alla fantasia e all'estro dal nuovo indirizzo preso dall'arte.

I filosofi moderni assegnano alla musica strumentale una importanza grandissima. È la vera musica (dicono), è la musica per eccellenza, ed è tale, perchè vive e spazia nelle regioni dell'ideale puro; perchè è affatto indipendente da ogni ordine di cose reali.

La parola (aggiungono) avvalora senza dubbio e dà forza al linguaggio della musica. Ma lo avvalora circoscrivendolo.