Ora, vincolata a forme determinate e prescritte, la musica troppo facilmente non potrebbe ottenere quegli effetti, e troppo facilmente mancherebbe a sè stessa.

Vietare alla musica religiosa l'uso dell'orchestra perchè serve al teatro, non è forse lo stesso che vietare alla pittura religiosa l'uso, poniamo, o del rosso o del turchino perchè servirono o possono servire a dipingere la veste di una Frine? Non è lo stesso che vietare alla poesia e all'eloquenza sacra i vocaboli degli affetti e del cuore, perchè possono esser diretti a tutt'altri che a Dio?

Nè la Chiesa del resto, pensò mai a limitare i mezzi naturali delle arti. Dalle nude e anguste cripte delle catacombe, ella venne alla magnificenza delle basiliche e delle cattedrali. Dagli informi dipinti e dai rozzi intagli con cui, nel suo grembo, si svolsero le moderne arti del disegno, ella venne a Raffaello, a Michelangiolo, al Canova. E, in ordine alla musica, ben distinta sempre la liturgica dall' artistica; — applicato alla prima ( al canto fermo ) il precetto: Nec plus, nec minus, nec aliter, — accettò dalla seconda tutti i progressi, e venne al Palestrina, al Pergolesi, al Mozart, al Cherubini, al Rossini, al Verdi.

Non mai definita, quella controversia è viva anche a' dì nostri. I compositori odierni, però, non se ne danno per intesi e tiran via come vien viene.

I compositori del seicento, al contrario, quando scrivevano musica religiosa, si toglievano d'ogni incertezza, tornando di netto alle vecchie formule delle scuole e agli artifizi (anche ai più astrusi) del contrappunto.

Da una controversia passo ad un'altra per riportarmi al melodramma.

Careggiato, applaudito, acclamato come una festa dei sensi e della intelligenza, come la più splendida e la più attraente delle forme dell'arte, il melodramma pure al suo primo apparire, fu assalito da un gran numero di oppositori, i cui argomenti erano que' medesimi de' quali si valsero le lancie spezzate del Wagner per combattere la scuola italiana che, pel melodramma, soprastava ad ogni altra un gran tratto.

Di quegli argomenti, ecco il principalissimo:

“Volendo che i suoi personaggi parlino, pensino, amino, soffrano e anche muoiano cantando, il melodramma cade, e in pieno, nel falso e nell' assurdo. L'uomo qual è nella natura, l'uomo vero, non parla cantando; e molto meno se è dominato dalle passioni; e meno ancora se muore.„

Grazie della notizia!