E dopo aver dichiarata assurda la convenzione del melodramma, a qual partito s'appigliano gli oppositori?

Per me s'appigliano ad un partito che è apertamente contrario al buon discorso della logica e agli intendimenti dell'arte: condannano e proscrivono il canto che canta, che viene a dire la melodia, per mettere al suo posto quella maniera di recitativo che chiamano melopèa.

Della convenzione prima e fondamentale, non ne prendono che una parte. Come se con questo puerile mezzo termine non si riuscisse ad un'altra convenzione! Come se nella materia di cui trattasi il falso e l' assurdo potessero stare nel più e non nel meno! Come se non volendo ammettere l'uomo che parla cantando il canto, perchè non vero, si potesse poi ammettere l'uomo che parla cantando la melopèa, che non è vero nello stesso stessissimo modo!

E della nuova teorica, quali i frutti?

Questi: la musica spogliata de' più efficaci suoi attributi; costretta a seguire pedestre la declamazione e a gonfiarne le inflessioni e gli accenti. Il dramma inceppato e fatto lentissimo dalla melopèa, nascosto e abbuiato dalla orchestra. La recitazione falsata e portata a termini che si contradicono: a non voler cantare per poter dire; e a non poter dire che con gli elementi del canto: — un ibridismo che mai in arte il più arbitrario, il più infecondo, il più strano!

Di compositori melodrammatici che fiorirono nella seconda metà del seicento, la storia ne ricorda moltissimi, valenti i più, valentissimi non pochi. Ma come ho fatto sin qui, mi terrò alle cime; a quelli che più giovarono all'incremento dell'arte: ad Agostino Stefani e ad Alessandro Scarlatti.

Lo Stefani (ora interamente dimenticato) nel disegno euritmico delle arie e dei pezzi concertati, fu il precursore dello Scarlatti; nella musica vocale da camera fu il precursore del Clari; e in tutto ciò che spetta alla verità della espressione drammatica, e a quegli intenti che si riferiscono al così detto color locale, fu il precursore de' tedeschi. Di due de' quali, del Keiser (grande) e dell'Händel (grandissimo) fu pure maestro. — Le migliori sinfonie dell'Händel, quali sono deduzioni e quali sono calchi di quelle dello Stefani.

Le opere: Marco Aurelio, Servio Tullio, Enrico detto il Leone e Rolando, dello Stefani, aprirono la Germania all'arte italiana.

Sopra tutti i compositori che ho nominati, s'alza gigante Alessandro Scarlatti: il Mozart e il Rossini del suo tempo: un Genio! Ottimo cantante, ottimo suonatore di violino, di clavicembalo, d'organo, di arpa, lo Scarlatti fu compositore di profondissima dottrina, di fantasia vivace e originale, di squisito gusto, e miracolosamente fecondo. — Fra serie, semiserie e buffe, scrisse dalle cento alle centoventi opere teatrali, pressochè tutte acclamate. Scrisse oltre a dugento opere di musica religiosa; otto oratorii, e un gran numero di cantate.

Lo Scarlatti piegò e strinse in una sintesi sapiente la dottrina del Palestrina e la naturale libertà della melodia. Guidato dalla indefettibilità del genio, gettò le basi di quella scuola che, detta da principio Napoletana, fu in seguito la Italiana.