Il Foscarini è scoperto dagli sgherri dell'Inquisizione di Stato, dinanzi alla quale tace il motivo, per cui entrò nella casa dell'ambasciatore, e nol svela nemmeno al padre suo, che è doge. Veramente doge era allora Antonio Priuli (1618-1623), ma son licenze poetiche. Infine Antonio Foscarini è condannato a morte e Teresa Navagero si uccide.
E così anche dal Niccolini, come dal Byron, da Victor Hugo, dal Manzoni, per parlar solo dei maggiori, si scrisse la storia di Venezia.... in versi.
È vero, l'innocenza del Foscarini fu confessata dal Consiglio dei Dieci con atto solenne e nella chiesa di Sant'Eustachio si pose al nome dello sventurato patrizio un ricordo marmoreo che ne riabilita la memoria. Ma la calunnia dovea essere con abile malvagità preparata, se la sua reità era così comunemente creduta da non trovar fra i giudici uno solo che parlasse in sua difesa. E se innocente veramente egli fu, il governo che riconobbe l'innocenza del Foscarini, con esempio unico nella storia, potea giustificare il suo errore con le vicende dei patrizi Angelo Badoer, Giambattista Bragadin, Giovanni Minotto, che mostrano la perfidia di Spagna e la corruzione di taluni patrizi.
Certo è, nè la storia il nega, che fra i nobili serpeggiava profonda la corruzione: il lusso era fomite a basse azioni, la scellerata avidità dell'oro spingeva a infedeltà, a intrighi, a brogli nelle elezioni, a concussioni, a rapine, a sozzure.
Parecchi, intenti ai grossolani piaceri della vita, rotti alle lascivie, occupavano il tempo fra mascherate, ridotti, conviti, giuochi, balli, feste, teatri. Le esigenze ognor crescenti del lusso assottigliavano le ricchezze accumulate dagli avi, come il voluttuoso vivere scemava le energie dell'animo e del braccio.
Le donne ci appaiono tra mille colori e sprazzi e barbagli d'oro e d'argento, tra una lieta fantasmagoria di lunghe vesti seriche, di broccato, di drappo d'oro, di velluto ricamato. Le carni rosee traspaiono a traverso i merletti finissimi di Burano, o tra i lembi delle camicie leggiadramente lavorate in oro, in argento, in seta; i busti gioiellati disegnano le forme, e dalle spalle cadono cappe e robboni, foderati di pelli preziose. Nè a tanto scialacquo possono opporsi in alcun modo le leggi suntuarie, che prescrivono un limite al valore dei panni, delle vesti e a quello delle minuterie.
La bizzarra calzatura degli alti zoccoli, che le donne aveano inventato nei primi tempi per non imbrattarsi col fango delle vie e che fu poscia causa di un lusso sfrenato, si andava abolendo. Uno scrittore francese del seicento narra, a questo proposito, un aneddoto curioso. Le figlie del doge Domenico Contarini furono le prime veneziane che smettessero quest'uso e un ambasciatore discorrendo un dì col doge e coi consiglieri degli altissimi zoccoli usati dalle veneziane, incomodi così da aver mestieri per camminare d'essere sostenute, lodò le due patrizie Contarini, che avevano prescelto le scarpette, senza paragone più comode. Pur troppo comode, pur troppo! esclamò con faccia scontenta uno dei consiglieri, che sarà stato probabilmente un marito e avrà ritenuto quella specie di alti trampoli un'invenzione prudente a garanzia della felicità coniugale. Infatti la donna scende dal suo piedestallo, perde a poco a poco l'aria di cerimonia rigida e obbligatoria, si mesce alla folla, corre ai convegni allegri, ride del suo più gaio e gentile sorriso, contenta dell'oggi, fiduciosa del domani.
Le donne eleganti, briose, allegre, nervose, diverse d'indole, di pensieri, di costume dalle veneziane gravi e maestose dei secoli precedenti incominciano una vita di dolci imprudenze, di sensazioni inebrianti, di desiderî, di concupiscenze, di eccitazioni, fra i complimenti e le riverenze, le visite e le conversazioni, fra lo svolazzare delle penne e dei nastri.
In una relazione Della città e Repubblica di Venezia, che si conserva nella biblioteca Ambrosiana, sono scritte queste significanti parole: in materia di donne basta in Venetia haver maniera, pacienza e denari.
Negli stessi conventi, dove da lungo tempo era penetrata la licenza del costume, il lusso e la corruzione toccavano l'eccesso. Molte fanciulle prendevano il velo costrette dai genitori e nella solitudine del chiostro vagheggiavano mille immagini di bellezza e di piacere. Vestono alcune monache, dice una scrittura contemporanea, più lascivamente, con ricci, con petti scoperti qual dell'istesse secolari e molte hano loro innamorati, i quali uano spesso a uisitarle e confabulare, essendo tra loro continuo trafico de presenti, e perchè quasi tutti Monasteri hano quatro o cinque conuerse che uano per la città cercando elemosine e facendo altri seruitij, molte ne servono come per.... e lasciamo la brutta parola nella penna dello scrittore anonimo.