Capita pieno di spirito ogivale, con le cattedrali di Praga, di Colonia e tutte le altre nel cuore e nella mente. Biasima, propone riforme, ed il primo maggio del 1392 ottiene che si discutano undici punti essenziali per l'organismo della costruzione; ma le faccende sue vanno male. Il Consiglio lo manda pro factis suis; e il povero uomo che, avendo bisogno dell'interprete, era servito in ciò dal suo connazionale, oste all'albergo della Spada, borbottando nel suo tedesco, partì. Due anni dopo cala da Ulma Ulrico di Ensingen, dianzi nominato, bisognoso anche lui dell'interprete, e mandato egli pure assai presto pro factis suis.

Segue un intervallo di maestri italiani, fra i quali brilla il nome di Giovannino de' Grassi, pittore, architetto, scultore, miniatore; confuso malamente con quel Giovanni da Milano, del quale parla il Vasari nella vita di Taddeo Gaddi. Ma i contrasti fra italiani e stranieri dovevano diventare acerbissimi dal 1399 al 1401 con la presenza di Giovanni Mignot francese, anzi, come il Bonaventuri, parigino. Principia, al solito, col censurare ogni cosa. Ripete a ogni tratto, intorno a questa o quella parte della fabbrica: magnus defectus.... nihil valent.... quod est male factum.... quod est peximum opus, ed altre simili garbatezze.

L'arte italiana e l'arte straniera cozzano insieme fieramente. Di qua questa affermazione: La scienza è una cosa e l'arte è un'altra. Di là questa sentenza: L'arte senza la scienza non val nulla. Ecco le formule trovate dal parigino di cinque secoli addietro per indicare le diverse nature delle due arti; nè sarebbe, io credo, possibile dare una definizione più rapida, più viva, più profonda della differenza del genio artistico italiano dal genio artistico oltramontano nel medio evo. I due genii si composero di mala voglia, ma intimamente, in codesto fenomeno architettonico, che è il Duomo di Milano. La sostanza come l'apparenza di esso non appartengono nè all'Italia, nè alla Francia, nè alla Germania. Sono italiane, per esempio, le fronti archiacute delle cattedrali di Siena e di Orvieto; ma il Duomo di Milano non ha patria. Nato e cresciuto nei contrasti e nelle lotte, risultò pieno di originalità e di forza: esempio insigne di quanto giovi l'incrociamento delle razze anche nel mondo dell'arte e dello spirito.

Il Mignot, pure volendo la logica in tutti i membri architettonici, pure cercando la razionalità d'ogni cosa, usciva di carreggiata, perchè tirava la teoria all'eccesso. I nostri, più pratici, più artisti, nel ragionare s'attaccavano agli specchi. Ecco, per esempio, i quattro campaniletti alzati intorno all'alta guglia centrale sui quattro piloni della crociata, tanto vantaggiosi alla stabilità, tanto profittevoli alla bellezza prospettica. Sapete perchè si volevano fare? Per dare a intendere che il nostro Signore Iddio siede in Paradiso nel mezzo al trono, circondato dai quattro Evangelisti, siccome narra l'Apocalisse.

Il Mignot scoppia, gridando che i suoi contraddittori non intendono al meglio dell'edificio, ma operano o per timore o per lucro. Perciò egli chiede che si deliberi di chiamare a consiglio quattro, sei o dodici dei migliori ingegneri dell'Allemagna, dell'Inghilterra, della Francia, altrimenti la fabbrica rovinerà; e per amore del vero e della propria riputazione egli correrà a dirlo al duca. I maestri, così furiosamente assaliti, s'impacciano, s'imbrogliano, tirano in ballo Aristotele, il quale insegnò che il moto dell'uomo verso un punto è o retto o circolare o misto; applicano questa sapienza alle misure della chiesa, terminando con una terza sentenza supremamente italiana: La scienza senza l'arte non val nulla. Il Duomo, come si vede, dopo cinquecent'anni è la migliore prova della verità di questo antico dettato: Vale più la pratica che la grammatica. Ma il Mignot, oltre che grammatico, era intollerante d'ogni arte e d'ogni opinione che non fossero le sue, prosuntuoso, impetuoso, e falso profeta di sventure per il Duomo, il quale procedeva innanzi tranquillamente, come se tanti contrasti e tante ire non lo risguardassero affatto.

Intanto i preposti alla fabbrica vivevano in grandi angustie, non sapendo a chi credere e come risolversi. Dall'una parte sentono gridare che la chiesa, pessimamente costrutta, è lì lì per cadere, dall'altra sentono giurare che la chiesa, costrutta arciperfettamente, sfida l'eternità. Gian Galeazzo pure, negli intervalli di riposo lasciati a lui dagli intrighi della politica e delle guerre, doveva sentirsi fastidito, pensando alle faccende del Duomo. Manda a Milano da Pavia due ingegneri ducali; ma senza costrutto.

Noi diciamo spesso che i nostri artisti d'oggi non vanno d'accordo, ch'è gente invidiosa e incontentabile. Ci lamentiamo che i conti preventivi delle fabbriche nuove sieno quasi sempre sbagliati. Buttiamo sulle spalle alle disgraziate Commissioni la responsabilità delle dispute, delle lungaggini, delle bestialità d'ogni specie nell'arte e nel resto. Io non esamino se abbiamo ragione e fin dove; ma voglio bene dimostrarvi che, come tutto il mondo è paese, così tutti i secoli si somigliano.

Siamo all'ultimo anno del Milletrecento, dal quale secolo non mi è lecito uscire. Si tratta della opera delle eccelse e stupende vôlte del Duomo, principiate a modificare dal Mignot, secondo il suo criterio parigino. Una Commissione di dieci maestri e dilettanti deve giudicare. La prima interrogazione risguarda la solidità del lavoro. Uno risponde che non è abbastanza solido; un altro addirittura che non è solido affatto; cinque che è solido; Giovanni Alcherio, un milanese dimorante in Francia, che non è soltanto solido, ma solidissimo; Guidolo della Croce, che è tanto solido che in nessun modo si potrebbe immaginare di più; e Simone de' Cavagnera, nel suo dialetto: che le croxere e volte archomenzate per magistro Johanne Mignoto sono fortissime, senza defeto nessuno a la forteza.

La terza domanda pone a confronto il disegno di prima con quello del Mignot per bellezza e fortezza. Sei giudicano il lavoro del francese più solido e più bello, quattro lo giudicano meno solido e meno bello, o solo meno solido, o ugualmente solido e bello.

La quarta interrogazione è relativa alla differenza di spesa fra il vecchio disegno e il nuovo. Quasi tutti ammettono che il nuovo lavoro sarà più costoso dell'altro; ma chi dice il doppio, chi il quadruplo, chi venti volte di più, chi invece solo un quarto, chi un poco, chi un pochino. E si trattava di calcolare lire, soldi e denari!