Secondo la storia greca di Grote, ecco da che cosa era mantenuta la coesione, specialmente nella gente ateniese:

1.º Comuni festività religiose; diritto accordato esclusivamente ai sacerdoti di rendere onori a una determinata divinità, il supposto stipite della gente, che, in tale qualità, era designato con un soprannome speciale;

2.º Cimitero comune (confronta le Eubulidi di Demostene);

3.º Diritto di successione reciproco;

4.º Mutuo dovere d'aiuto, di protezione e d'assistenza in caso di violenze;

5.º Scambievole diritto e dovere di sposarsi entro la gente in certi casi, particolarmente se trattavasi di un'orfana o di un'ereditiera;

6.º Una proprietà comune, almeno in alcuni casi, con un arconte (capo) e un tesoriere proprio.

La fratria univa poi parecchie genti, però meno strettamente; ma anche qui troviamo reciprocanza di analoghi diritti e doveri e specialmente la comunanza di date pratiche religiose e il diritto della persecuzione se un membro della fratria veniva ucciso. L'insieme delle fratrie di una tribù aveva a sua volta sacre festività comuni e periodiche, sotto la presidenza di un phylobasileus (capo di tribù) eletto fra i nobili (eupatridi).

Fin qui Grote. E Marx aggiunge: «Ma attraverso la gente greca fa ancora immediatamente capolino il selvaggio (l'Irocchese per esempio).» Tanto più innegabilmente se approfondiamo l'indagine. Nella gente greca infatti si nota inoltre:

7.º Discendenza secondo il diritto paterno;