A Fourier e a Hegel si connettono altresì parecchie deduzioni di Engels sulla futura forma della famiglia e del vincolo sociale. Nel matrimonio proletario egli ravvisa uno stadio di monogamia più elevato che non quello in cui trovasi il matrimonio borghese. Vi mancano, secondo lui, insieme alla proprietà, l'impulso ed i mezzi ad un predominio maschile e l'eguaglianza economica dei sessi fa sì che di regola l'amore sessuale presieda veramente alla loro unione. Passati i mezzi di produzione in proprietà comune della società, diventati oggetto di industria pubblica i lavori che prima appartenevano all'economia domestica, convertita in pubblico servizio l'assistenza e l'educazione dei fanciulli, diverrebbe generale questa eguaglianza di fatto dei sessi, rendendo in pari tempo possibili le unioni sessuali fondate esclusivamente sull'amore sessuale. Nondimeno Engels dubita che, avverandosi tutto ciò, cadrebbe anche la monogamia, la quale oggi ha la prostituzione per correlativo, essendo difficile ammettere che questa possa scomparire senza trascinare nella sua caduta la monogamia.
Anche della verità di taluno di questi presupposti può tuttavolta dubitarsi. Così la vita coniugale del moderno lavoratore è considerata da Engels un po' troppo dal punto di vista del concetto tradizionale di «proletario». Nei paesi meglio progrediti, il matrimonio del lavoratore tende in fatto assai più ad imborghesirsi che non a svolgersi in una propria direzione indipendente e, almeno per ora, subisce più del matrimonio borghese l'influenza della legislazione sociale. Questa, è vero, toglie ai genitori parte delle cure pei fanciulli, ma, col divieto del lavoro dei fanciulli nelle fabbriche, colla diminuzione delle ore di lavoro degli adulti e con altrettali disposizioni, paralizza una quantità di forze tendenti all'abolizione od alla decomposizione della famiglia. Oltracciò, nel mondo dei lavoratori è regola quasi generale che col matrimonio la donna abbandona il lavoro retribuito o lo limita sensibilmente, dedicandosi sovratutto alla direzione della casa. Il piede di casa individuale importa senza dubbio un sensibile spreco di lavoro, ma l'attrattiva d'una casa propria è talmente forte per la grande maggioranza degli uomini, da far loro preferire il sovrappiù necessario di lavoro casalingo ai cresciuti mezzi di godimento, che sarebbero apportati dalla trasformazione della economia domestica in industrie pubbliche. Si può certamente constatare una serie di fenomeni, che contribuiscono a rendere meno gravosa ed a completare la vita domestica individuale — ma non si può punto constatarne la dissoluzione, almeno nella classe lavoratrice. Il problema del servizio nella casa borghese, che si agita attualmente nei paesi progrediti, non minaccia affatto la casa operaia.
È del pari dubbio se noi andiamo incontro ad un'epoca in cui al matrimonio monogamico saranno tolte le sue basi economiche. La necessità della coesistenza della prostituzione con questo matrimonio può sostenersi soltanto da chi al concetto di «monogamia» dà un significato soverchiamente gretto. Dell'odierno matrimonio dei lavoratori, Engels afferma che esso è monogamico nel significato etimologico, ma non affatto nel significato storico della parola. Tuttavia, che cosa devesi intendere per «monogamico nel significato storico»? Chi ben guardi, tale espressione è da Engels usata per indicare quella forma, in cui primitivamente la monogamia si svolge da precedenti forme di connubii (connubio per gruppi o per coppie), ossia il connubio individuale con predominio quasi assoluto dell'uomo sulla donna. Egli medesimo, però, ammette che la monogamia non apparve punto dappertutto nella «rude forma classica» assunta, secondo lui, presso i Greci, indicando inoltre come essa si distingua nei diversi paesi con tratti differenti. Se ne dovrebbe concludere che il concetto di «monogamia» non si esaurisce nel significato connesso alla forma primordiale; e che siamo quindi autorizzati ad applicarlo a tutti i connubii fra un solo uomo e una sola donna, il cui intento sia superiore a quello d'un semplice appaiamento o d'un appaiamento a durata fissa.
Quell'elemento, già così importante nella conclusione del matrimonio, ch'è l'armonia spirituale o psichica e quindi il completamento reciproco dei due, è affatto trascurato da Engels, sebbene col progredire della civiltà esso divenga nel matrimonio un coefficiente di sempre maggiore importanza. Ma conviene che cadano non pochi ostacoli, che scompaiano non pochi pregiudizii, prima che cessi lo stato d'inferiorità della donna di fronte all'uomo; e quindi il matrimonio, ch'è quanto dire l'unità della famiglia, ha dinanzi a sè ancora molto tempo per mantenersi essenzialmente monogamico.
Un discorso analogo può tenersi per quel che riguarda lo Stato. Anche per quest'istituto vediamo Engels fondarsi su una definizione che s'attaglia alle sue particolarità iniziali — formazione del dominio di classe — per predirne la futura scomparsa. Ora, nel corso dell'evoluzione, lo Stato ha sostanzialmente ampliato le sue forme, assumendo sempre nuove funzioni. Non ne parla Engels stesso come d'un organo di divisione del lavoro sociale? E dovrà per questo credersi che, tolto di mezzo il presupposto or ora menzionato, anche lo Stato abbia a spegnersi o a paralizzarsi? Ciò mi sembra estremamente inverosimile. Infatti, l'evoluzione che procede sotto i nostri occhi ci mostra che, all'opposto, man mano lo Stato cessa d'essere l'organo del dominio o dell'oppressione di classe, più va estendendosi la sua sfera d'azione. Ed anche nei suoi primordi esso non è un semplice congegno di codesta oppressione: il suo sorgere coincide colla formazione di grandi unità di popoli, entro confini fissi, con sedi stabili e la cui coesione non è più dovuta esclusivamente alle associazioni familiari. Esso nasce dall'aumento numerico e dalla densità della popolazione stabile su un dato territorio; nè potendosi tale aumento concepire senza una grande ricchezza economica e lunghi periodi pace, ecco che lo Stato nascente, pur essendo un mezzo di dominazione di classe, è altresì il caposaldo e l'espressione d'un grande progresso sociale. Il che ci è pure mostrato dallo stesso Engels, allorquando nella federazione delle razze irocchesi scorge il crollo di quella costituzione gentilizia, che precorse l'instaurazione dello Stato e ch'era troppo limitata e gretta per tollerare un sensibile progresso sovra il tenore di vita degli Indiani in continua guerra pei territorii di caccia, ecc. Se, adunque, al suo apparire, lo Stato serviva alla dominazione di classe, o se venne foggiato da classi dominanti intente a consolidarsi il potere, si tratta d'una faccia del suo organismo, che non forma se non una particolarità secondaria, radicata non nelle forze che agiscono permanentemente, ma bensì nelle transitorie circostanze della sua creazione e conservazione. La scomparsa dello Stato presuppone non solo l'abolizione del dominio di classe, ma lo spezzarsi altresì delle grandi unità nazionali per far luogo ad associazioni staccate di piccole corporazioni o gruppi. Quest'ultimo evento è però più che improbabile. Per quanto il principio democratico della federazione sia destinato a trionfare e a informare il rapporto dei gruppi locali e professionali collo Stato — e io penso che sia questo uno fra i più importanti problemi contemporanei — la molteplicità e multiformità dei gruppi ed il continuo aumento dei congegni della società sono tuttavia segni certi che non ne conseguirà la soppressione dell'organismo che tutti li abbraccia, cioè dello Stato.
Vero è soltanto che cadrà lo Stato sfruttatore ed oppressore. Ma questa non è se non una particolare forma di Stato, e non lo Stato in generale.
Furono, come già si disse, concetti appresi da Fourier e da Hegel che condussero Engels a identificare sostanza e forma od a prendere pel tutto un lato particolare della cosa. Anche Fourier abolisce lo Stato, sostituendogli l'associazione dei falansteri; il concetto poi che lo Stato scompare insieme al dominio di classe, donde è generato, corrisponde alla formula hegeliana, per la quale la negazione della negazione è legge dell'evoluzione. Ma, per quanto in Fourier e Hegel si ammirino due illustri precursori della moderna dottrina dell'evoluzione, ciò non toglie l'errore insito nelle loro formule, e che consiste precisamente nel rilevare trasformazioni assolute o totali là dove in realtà non si riscontrano se non mutazioni relative.
Ma facciamo punto colle riserve, le quali han di mira soltanto singole pagine del lavoro di Engels, lasciandone pressochè intatto il complesso, e le quali non vietano d'apprezzarne l'alto valore. Ogni esposizione storica, ogni interpretazione di evoluzioni storiche è, fino a un certo segno, una creazione ed offre un elemento soggettivo determinato dalla personalità dell'autore. A nessuno è concesso presentare la verità nella sua pienezza, o per lo meno esprimere sempre esattamente il rapporto di tutti i fattori di un fenomeno. In questa materia, poi, si è quasi sempre dinnanzi ad ipotesi, più o meno verosimili, ma che non sono ancora certezza. Così lo stesso Engels modificò nella quarta edizione di questo libro taluni passi della prima ed avrebbe, occorrendo, fatto lo stesso nelle edizioni successive. Il suo libro non è un catechismo, ma un tentativo di rappresentare le forze e le circostanze che foggiarono i tre più importanti istituti giuridico-sociali della società incivilita e ne conservarono le forme a noi conosciute: proprietà, famiglia, Stato.
Se Engels quà e là può ingannarsi nel valutare l'influenza di talune fra queste forze in date evoluzioni, ce ne compensa l'ammirabile finezza, con cui egli ci esibì un quadro vivace, intuitivo, del loro complesso. Tanto la muta azione degli elementi economici che, quasi inavvertiti, minano le fondamenta di società o d'istituzioni sociali, rendendone prima possibile, poi inevitabile, la trasformazione, quanto l'influenza delle forze soggettive o ideologiche, sono esposte in modo meraviglioso. Pochi possiedono, al pari di Engels, la dote d'offrire molto in breve contorno, senza divenir pesanti. Egli è sempre chiaro e vivo, maestro nell'analisi e nell'arte di scegliere, nella molteplicità dei fenomeni e delle forze, sempre i fenomeni e le forze prevalenti. Sono queste qualità che rendono prezioso il suo libro anche agli etnologi di professione, così esposti al pericolo di perdere di vista, nelle ricerche speciali, le correlazioni generali delle cose. Per la democrazia socialista, poi, esso ha il notevole merito di renderle famigliari i risultati d'una scienza, alla quale la massa dei socialisti non potè dedicare soverchio tempo e che pure è di non lieve importanza per intendere l'essenza della società. Si potranno sottoporre a revisione i particolari di questo libro, ma, come guida per conoscere i problemi della storia primitiva, esso è insuperabile.
Edoardo Bernstein.