Nel quale testo non solo si sostituisce arbitrariamente «mariage par couple» — che sarebbe piuttosto la Paarungsehe o connubio sindiasmico, del quale pure, nel brano, è distintamente fatto cenno — alla generica Einzelehe; ma il vocabolo Monogamie gioca due parti in commedia, e, che è peggio, due parti contraddittorie: quella di connubio individuale in genere (compresa la Paarungsehe, e tutte le altre forme antiche e future) e quella di monogamia nel senso storico, e cioè di quel matrimonio, coevo alla proprietà privata e contrassegnato dal dominio maschile, al quale si applica l'aforisma di Fourier: «come nella grammatica due negazioni fanno una affermazione, così nella morale coniugale due prostituzioni formano una virtù.»
Non giova moltiplicare gli esempi. Le cose dette bastano, spero, a salvarmi da accusa di stranezza o di temerità se, per rendere Einzelehe, coniai la dicitura «connubio individuale», e sia pur che la frase non lusinghi l'orecchio: l'importante, ad ogni modo, è di intenderci sul significato.
Analogamente, Einzelfamilie volli tradotta, anzichè con «famiglia monogamica», con famiglia individuale, o singola, od isolata, a seconda dei casi. Isolirte familie usa in qualche caso l'Autore (ediz. tedesca, pag. 143), che risponde alle familles incohérentes del Fourier, nella nota a pag. 240 di questo volume. — Al vocabolo matrimonio, quando si tratta di forme primitive, ho poi sostituito connubio; non parendomi che alla Einzelehe, che fioriva, non ancora staccata, sul tronco del connubio per gruppi, possa imprimersi il suggello giuridico e contrattuale, che il sostantivo matrimonio, storicamente e volgarmente, porta con sè.
Leiblich. — L'aggettivo (letteralmente: corporale) è impiegato dall'Engels a designare un rapporto di consanguineità reale e diretta. Nelle famiglie per gruppi, in cui tutta una serie di donne vive in comunanza coniugale con una serie di uomini, questi sono reputati altrettanti padri, quelle altrettante madri dei figli di ciascuna di esse; e tutti i loro figli, anche quelli che nella nomenclatura odierna chiameremmo cugini, sono reputati fratelli e sorelle fra loro; i cugini (nel senso moderno) non esistono ancora. Ma vi è pure di ciascun figlio una madre certa, che lo ha generato, e un padre — il più spesso incerto — che concorse direttamente al concepimento. Questi genitori, e i fratelli e sorelle, figli di cotesta coppia, sarebbero reciprocamente genitori, figli e fratelli e sorelle leibliche. Nei rapporti però della parentela riconosciuta, in coteste famiglie per gruppi, non erano propriamente leiblich se non la genitrice verso i figli, e, fra loro, i figli di una stessa genitrice: leiblichen Geschwister (das heisst von mütterlichen Seite), scrive esplicitamente l'Engels parlando della famiglia punalua (ediz. tedesca citata, pag. 21). — Martignetti traduce talvolta carnale, tal'altra volta (di fratelli e sorelle) germani. Ravé rende leiblich colle frasi: la mère propre, le vrai père, e, trattandosi di fratelli e sorelle, germains, e una volta (pag. 31) utérins; in un luogo (pag. 118) lo sopprime. — Tutto ciò non solo genera discordanza, ma si risolve (mi sembra) nel sostituire concetti presi a prestito dalla famiglia moderna a quelli che regnavano, e soli potevano regnare, nella famiglia per gruppi. — Io preferii adottare invariabilmente l'aggettivo: carnale.
Kultur, Kulturvölker, Kulturstufen. — Non è facile rendere nelle lingue latine, con vocabolo unico e costante, il tedesco Kultur e i suoi composti. Martignetti e Ravé traducono: cultura, civilizzazione, popoli civilizzati; culture, civilisation, peuples civilisés, cultivés. Se Kultur corrispondesse a civiltà o ad incivilimento, noi ci troveremmo, sin dal primo capitolo (pag. 23), a intitolare Stadii preistorici di civiltà (Vorgeschichtliche Kulturstufen) il quadro dello stato selvaggio e della Barbarie! Il Martignetti, infatti, e con esso il Ravé, ci danno per popoli inciviliti (civilizzati, civilisés, cultivés) gli antiken Kulturvölkern nei quali il diritto paterno si è appena sostituito al diritto materno della gens primitiva, i Greci dei tempi eroici, i Germani di Tacito, ecc., che appartengono allo stadio superiore della Barbarie, anzi quegli stessi Kulturvölker (ediz. tedesca, pag. 41; Martignetti, 1885, pag. 41; Ravé, pag. 63) nei quali cotesta rivoluzione non si è ancora compiuta.
L'antinomia è tanto più stridente in un libro, in cui le tre grandi epoche dell'evoluzione umana (selvaggia, barbarica, civile), e gli stadii di ciascuna di esse, sono tratteggiati colla maggior precisione, e quegli epiteti acquistano un valore tecnico, che non ha nulla d'indeterminato. D'altro canto, non potrebbe parlarsi di Kulturvölker, alludendo a popoli che stagnano, senza speranza di elevamento, nelle bassure sociali dello stato selvaggio od anche barbarico, quasi sottratti alla legge della evoluzione storica. Questi riflessi mi suggerirono di significare Kulturvölker con l'equivalente: «popoli tendenti od avviati a civiltà» od anche, dove il senso lo comporta, «più o meno inciviliti», e Kulturstufen con stadii dell'evoluzione. «Coltura», «coltivati», in italiano e in francese, hanno altro senso preciso.
Preisgebung. — In più luoghi l'Engels ci parla del costume, durato a lungo fra gli antichi popoli, e tuttora esistente presso popolazioni barbariche, pel quale le fanciulle, prima di passare al connubio individuale, o anche le donne durante questo, dovevano, in dati periodi, sich preisgeben (abbandonarsi, darsi in balia) ad unioni sessuali più o meno promiscue; avanzo e riconoscimento della tradizione dei tempi, nei quali le donne appartenevano indistintamente a tutti gli uomini della tribù, o, in uno stadio successivo, a tutti gli uomini della tribù che non fossero della loro gente; e, insieme, sorta di sacrificio espiatorio (Sühnopfer), col quale acquistavano il diritto alla relativa castità del connubio individuale già sorto.