Il gran merito di Morgan è di avere scoperta e riprodotta, nelle sue linee principali, questa base preistorica della nostra storia scritta, e di aver trovata, nei gruppi consanguinei degl'Indiani dell'America del nord, la chiave che ci scioglie gli enigmi più importanti, finora insolubili, delle più antiche storie, greca, romana e germanica. Ma il suo scritto non è l'opera di un giorno. Egli lottò circa quarant'anni col suo soggetto, finchè lo ebbe dominato completamente. E perciò il suo libro è anche una delle opere del nostro tempo, di cui possa dirsi che «fanno epoca».
Nel complesso dell'esposizione che segue, il lettore distinguerà facilmente la parte di Morgan dalla mia. Nelle parti storiche sulla Grecia e su Roma, ai dati di Morgan, ne aggiunsi altri, ond'io potevo disporre. I capitoli sui Celti e sui Germani sono essenzialmente miei; Morgan, a questo proposito, disponeva quasi soltanto di fonti di seconda mano e, per quel che riguarda i Germani, non possedeva, all'infuori di Tacito, che le cattive adulterazioni liberali del signor Freeman. Le deduzioni economiche, bastevoli al Morgan pel suo scopo, ma affatto insufficienti pel mio, sono state tutte da me rimaneggiate. E s'intende, infine, che io sono responsabile di tutte le conclusioni nelle quali Morgan non è espressamente citato.
II. — Alla 4.ª edizione (1891).
Le precedenti edizioni di questo lavoro, malgrado la loro grande tiratura, sono esaurite da circa sei mesi, e già da gran tempo l'editore mi chiedeva di curare una nuova edizione. Lavori più urgenti mi tolsero di occuparmene finora. Dalla 1.ª edizione scorsero 7 anni, durante i quali la conoscenza delle forme primitive di famiglia fece rilevanti progressi. Diventavano perciò necessarie diligenti rettifiche ed aggiunte, tanto più che, volendosi fare una edizione stereotipa, è da tener conto della impossibilità di apportarvi, per qualche tempo, ulteriori modificazioni.
Sottoposi quindi a un'accurata revisione il testo e vi introdussi una serie di aggiunte; sperando così di avere fatto opera che risponda allo stato odierno della scienza. Darò inoltre, nel corso di questa prefazione, un rapido sguardo allo sviluppo della storia della famiglia da Bachofen a Morgan; e ciò, sopratutto, perchè la scuola preistorica inglese, sciovinisticamente ispirata, continua a fare tutto il possibile per seppellire nel silenzio la rivoluzione portata nei criteri della preistoria dalle scoperte di Morgan, pur continuando, senza uno scrupolo al mondo, ad appropriarsi i risultati da lui ottenuti. E, purtroppo, questo esempio, dato dagli inglesi, è seguito anche altrove.
Il mio lavoro ebbe diverse traduzioni. La prima fu l'italiana: L'origine delia famiglia, della proprietà privata e dello Stato, versione di Pasquale Martignetti, riveduta dall'autore; Benevento 1885. Poi la rumena: Origina familei, proprietatei private si a statului, traducere de Ioan Nadejde, nel periodico Contemporanul di Iassy, dal settembre 1885 al maggio 1886. In seguito la danese: Familjens, Privatejendommens og Siatene Oprindelse, Dansk, af Forfatteren gennemgaaet Udgave, besörget af Gerson Trier; Köbenhavn 1888. Una traduzione francese di Enrico Ravé, fatta sulla presente edizione tedesca, è in corso di stampa[5].
Sino al 1860 non si può dire esistesse una storia della famiglia. La scienza storica stava ancora, per questo riguardo, sotto l'esclusiva influenza dei cinque libri di Mosè. La famiglia patriarcale, quivi descritta più minutamente che altrove, non solo era accettata senz'altro come la forma più antica, ma era anche — astrazion fatta dalla poligamia — identificata con la odierna famiglia borghese; così che la famiglia propriamente non avrebbe avuto in generale alcuno sviluppo storico, ammettendosi tutt'al più che nell'epoca primitiva potesse esservi stato un periodo di rapporti sessuali sottratti ad ogni regola.
È vero che, oltre all'unione coniugale individuale[6], si conoscevano la poligamia orientale e la poliandria indo-tibetana; ma queste tre forme non si riusciva a ordinarle in una concatenazione storica e figuravano senza nesso l'una accanto all'altra. Che in alcuni popoli della storia antica, come in alcuni selvaggi dell'oggi, la discendenza fosse determinata non dal padre, ma dalla madre, e quindi la linea femminile fosse considerata come la sola valida; che in molti popoli odierni il matrimonio fosse vietato entro il limite di certi grandi gruppi, allora non peranco bene studiati, e che quest'uso si trovi in tutte le parti del mondo — questi fatti in verità erano noti e se ne raccoglievano sempre nuovi esempi. Ma non si sapeva che cosa cavarne, e ancora nelle Researches into the early history of mankind ecc., di E. B. Tylor, 1865, essi figurano semplicemente come «strani costumi», allato al divieto, in vigore presso alcuni selvaggi, di toccare tizzoni ardenti con ordigni di ferro, e ad altre analoghe futilità religiose.
La storia della famiglia data dal 1861, dall'apparizione del «Mutterrecht» («Diritto materno») di Bachofen. L'autore vi afferma: