Ciascun villaggio ha il suo Capo, che viene eletto dal Re e che deve invigilare alla osservanza degli ordini superiori, quando si tratta specialmente della vendita dei denti di elefante, la quale non può seguire che dietro il consenso del Monarca, a cui va pagata la tassa. Uno che fosse colto in flagranti sarebbe tosto punito e spogliato di tutto ciò che possiede.


Il regno dei Scìluk non è ereditario, come scrisse qualche viaggiatore. Quando io visitavo per la terza volta questo regno e mi trovavo a Dènab il 7 dicembre 1859, il Re, di nome Mievdòk, era già morto sin dal febbraio dello stesso anno, e nelle sue ultime agonie veniva finito con tre colpi di lancia da uno dei suoi parenti più stretti, perchè disdice ad un Monarca sì grande il morire, come essi ripetono, d'una morte troppo comune. Egli sen giaceva ancora insepolto, ben chiuso in una capanna, perchè non era stato eletto il successore, che si diceva dover essere il figlio di un suo fratello chiamato Ghèu. «La scelta però dipende dal voto del popolo, e appena il successore sarà stabilito in carica, il defunto Monarca verrà seppellito sotto un tamarindo presso la residenza reale;» così diceva a' miei barcaiuoli un vecchio Scìluk, che mostravasi dolente di una nuova elezione, e che meglio era, andava ripetendo, di vivere senza Re.

Dènab; con questo nome vengono chiamate diverse borgate, che per notevole estensione si succedono l'una all'altra lungo il fiume; e in mezzo a queste, un po' distante dalla riva, abita il Gran Re dei Scìluk, a cui nessuno, pel dovuto rispetto, può presentarsi se non procedendo carpone.

La residenza reale è tutta chiusa da un ricinto quadrato (zerìbah), e si compone di circa sessanta capanne di paglia, di cui altre hanno il tetto acuminato, ed altre rotondo come una cupola. Quasi tutte sono abitate dalle donne di Sua Maestà, il quale passa la notte e il giorno or nell'una or nell'altra come meglio gli aggrada. Quattro o cinque di queste capanne son destinate per le donne incinte, e otto o dieci per quelle che soffrono comecchessia incomodi di salute; una grandissima capanna poi, che si distingue fra tutte l'altre anche per la sua forma, è riserbata per la tesoreria. Essa contiene i più grossi denti d'elefante e d'ippopotamo, maravigliose corna di rinoceronte e di diverse antilopi, preziose pelli di animali feroci, i più bei campioni di perline di vetro, stoffe di tela e sciabole donate al Monarca da mercanti arabi, turchi, europei. Questa capanna è considerata come luogo sacro, e solamente le persone che sono in grazia di Sua Maestà possono porvi il piede.

Ai quattro angoli fuori del grande ricinto della residenza reale sono quattro piccole zerìbeh, ciascuna delle quali contiene intorno a cinquanta Negri scelti fra i più forti della tribù; e questi costituiscono la guardia nobile dell'Augusto Monarca. Davanti all'ingresso s'inalzano parecchi superbi tamarindi, dei quali il più maestoso copre colla sua ombra il seggio reale; e qui s'uniscono a consiglio i Capi, qui si danno giudizi, qui si pronunciano sentenze. I padri, che posseggono belle e graziose ragazze, si tengono onorati di poter presentarle ai piedi del Re; così che io credo che il Re dei Scìluk conti più donne del Gran-Sultano dei Turchi.


Per conoscere quanto si possa fare assegnamento della parola di un re Negro, leggiamo ciò che lasciò scritto M. Jules Poncet, negoziante e viaggiatore ch'io conobbi di persona in Chartùm, nel suo libro: Le fleuve Blanc, e les chasses a l'éléphant:

«En 1860, mon frère Ambroise s'arrêta au-dessus de Dénab, pour essayer d'obtenir du roi des Schellouk la permission de chasser dans ses États. Comme ce Monarque n'a jamais voulu recevoir aucun blanc, mon frère dut lui envoyer notre reis Oued-Khalled, et un de nos employés nommé Messaad, qui ayant habité chez les Schellouk, parlait bien leur langue; mon frère envoyait à sa majesté à titre de cadeau plusieurs sacs en indienne, pleins de différentes verroteries. Nos émissaires partirent de la barque, traversèrent deux gros ruisseaux pour arrivar à la résidence royale. Ils s'assirent sous un tamarinier, et quelques minutes après s'être fait annoncer, le roi sortit de son palais, tenant sa pipe d'une main et son bâton de l'autre, du reste nu comme tous ses sujets; il alla s'asseoir sous son arbre particulier. Un Nègre vint alors dire à nos gens de s'approcher. Ils marchèrent dans la direction du roi jusqu'à une distance de quinze pas, puis s'agenouillèrent en marchant sur les pieds et les mains, selon l'usage, jusqu'à la distance de trois ou quatre pas de sa majesté, qui reconnut d'abord Messaad, à qui il dit: Messaad, pourquoi es tu venu? Ce dernier répondit, ce qui était la vérité, que les Schellouk, après avoir tué son frère l'anné précédente, l'avaient dépouillé de tous ses biens, et qu'à la suite de ces malheurs, il s'était retiré auprès d'un blanc, qui lui avait donné des armes et des hommes pour chasser; que ce même blanc le saluait, e lui envoyait par ma médiation quelques sacs des verroteries, avec prière de lui permettre de chasser l'éléfant, ainsi qu'à lui Messaad, connu de tous les Schellouk, et duquel l'on n'avait rien a craindre.

«Le roi, sans dire un seul mot, ouvrit les sacs qu'il regarda attentivement, en prit deux contenants les plus belles verroteries; puis il distribua le reste à ses gens. Il parut satisfait, et après avoir gardé le silence quelques minutes, il dit à Messaad: Retourne auprès de ton blanc, et dis-lui que je donne pleine permission à Messaad de chasser dans mes États, et que, dès demain, j'en avertirai les chefs de tous les villages.