Or eccoci in barca, al sicuro. — Sii lodato, o mio Dio, io dissi fra me, che traesti queste creature infelici dalla casa della servitù! Ah! perchè esse non sanno lodarti e ringraziarti con me! In mezzo a tanta gioia, il mio cuore ribocca di compassione per loro che non t'intendono e non ti sentono; ma verrà tempo.... sì verrà.... e venga presto, in cui possano intenderti e sentirti.... e allora piovan pure sopra di loro le sventure come un diluvio da tutte parti, ch'esse troveranno rifugio nel tuo seno, o Dio di libertà!...
— Ah! Ah! presto, io dissi poi loro che mi guardavano aprendo i grandi occhi attonitamente, voi vedrete e abbraccerete i vostri mariti e i vostri figliuoli.... siete voi contente così?...
— Presto! ripeterono in coro, quasi non comprendessero il significato di quelle parole. Io dico ch'esse credevano di sognare. — Nella loro testa tutto era tenebre e confusione. A primo tratto quelle povere vittime, consunte ed imbrutite dalle privazioni e dagli acerbi maltrattamenti, stentavano a comprendermi; tutto il loro sangue a quelle mie parole — presto voi vedrete e abbraccerete i vostri mariti e i vostri figliuoli, — era rifluito verso il cuore; cangiossi il colore delle loro labbra, e le vidi quasi venir meno. Una specie di languore, un inesprimibile bisogno di riposo invadeva le loro membra; ed i nervi che si trovavano in una violenta tensione dall'istante del loro rapimento, cedevano ora sotto l'influenza d'un profondo sentimento di sicurezza.
— Lasciamole riposare qualche ora, io dissi, e tu, cuciniere, prepara intanto da mangiare anche per queste povere donne, che debbono sentirsi sfinite.
Dormirono quasi tre ore continue; dormirono un sonno tranquillo, come non l'avevano ancora fatto dopo quel momento terribile, in cui erano state rapite. Svegliatesi bevettero del brodo e mangiarono qualche cosa con gusto; quindi parvero rinvenute da morte a vita. — Mi fissavano gli occhi addosso, e si sforzavano d'esprimermi in cento modi i loro ringraziamenti, la loro gratitudine, perchè le avevo liberate dalle mani dei Bianchi cattivi, come dicevano, cominciando così a distinguere anch'esse Bianchi da Bianchi.
— No, non ringraziate noi, io diceva loro, ringraziate Iddio, e a Lui siate grate perchè è Lui, che vi ha liberate; è Lui che per mezzo della nostra coscienza ci ha obbligati a fare verso di voi quello che abbiam fatto, e che ci obbliga a fare sempre così in simili circostanze. — Parlai loro della grandezza di Dio, d'un Redentore pieno di compassione, e di una celeste patria — Donai quindi a ciascuna un piccolo Crocifisso dicendo: ecco qui il Redentore di tutti, il figliuolo di Dio che, fattosi uomo, nella natura umana volle morire sulla Croce per salvare tutti noi dalla schiavitù di satana. Io volendo essergli seguace giurai d'imitarlo additando agli uomini le vie del bene, e procurando di emancipare, se mi fosse possibile, tutti gli schiavi, anche a costo di espormi ai più gravi pericoli, acciocchè nessuno sia costretto a vivere separatamente dalla sua famiglia, da' suoi parenti ed amici, e a morire in terra lontana. Così ho fatto con voi, sorelle mie, perchè questo Crocifisso mi ha insegnato a fare così. Sicchè voi, tutte le volte che vi rallegrerete della vostra libertà la quale avete ricuperata, ricordatevi che la dovete a Lui, a questo Crocifisso, e a Lui mostrate la vostra riconoscenza amandolo sempre. E ogni volta che vedrete questo Crocifisso, pensate alla vostra emancipazione; pensate a ciò che Egli ci ha insegnato cioè, l'amore a Dio soprattutto e l'amore al prossimo nostro per l'amore che dobbiamo a Lui.
Tutto ciò dissi loro per mezzo del mio buon turcimanno Cher-Allàh, il quale piangeva ripetendo queste dottrine, che per lui non erano nuove, ma le udiva ogni giorno da me, che lo apparecchiavo a farsi cristiano; e le riceveva con quella fiducia e con quella docile fede che l'Evangelo richiede; e siccome le sentiva profondamente, così sapeva esporle con tanto affetto e con tale efficacia da far vibrare nei cuori di quelle povere Negre alcune corde rimaste sino allora silenziose.
Io non potrò dimenticare mai il giorno 20 febbraio 1860, che fu per me uno dei più bei giorni della mia vita!
Giorno stupendo sotto tutti gli aspetti! Le acque biancastre del fiume si agitavano un poco per il vento leggiero, che, contro il solito, spirava dal sud favorevole al nostro cammino, e scintillavano ai raggi del sole. Ad un'ora pomeridiana partimmo da Hèllat-Kàka a vele spiegate e a seconda della corrente.
In meno di due ore, gridò il Ràies, noi saremo sulle rive dei Dénka Abujò; e il Negro Ciòl lo ripeteva alle donne abialàñġ.