Più a sud il fiume Bianco riceve il Sóbat (9°, 11′, 25″ lat. N.), così chiamato dagli stranieri e dagli Arabi, i quali lo dicono pure Bàhr-el-Mochàda, fiume dei guadi, perchè molti sono i luoghi, come io stesso ho potuto osservare, che si passano a guado; ma i Dénka, che abitano vicino alle rive del fiume Bianco, l'appellano Kiâti, piccolo fiume, e quelli che sono lontani Kìdid, gran fiume (kir, fiume; adìd, grande) per distinguerlo dai piccoli torrenti che lo ingrossano. Questi nomi diversi io trovo molto alterati e confusi sopra alcune carte geografiche.
Il fiume Sóbat si compone di due rami principali, l'uno dei quali, che è il più importante, proviene dal sud, e conserva una direzione costante verso nord, N. O.; e l'altro deriva dall'est, e procede verso ovest, S. O.[16]
Il Sóbat, dopo d'essersi riunito col ramo settentrionale ch'io penso sia l'Addùra, forma, seconda i ragguagli del viaggiatore Filippo Terranova, ch'io conobbi in Chartùm, varie isole abitate pressochè tutte da Negri, fra i quali dai Scìluk, che non posseggono bestiami, ma son dati alla coltivazione del màis, dei fagiuoli e del tabacco, che seminano nelle isole, e ne raccolgono frutti abbondanti. Questi Scìluk sono pure abilissimi cacciatori di elefanti e di ippopotami, e vivono in amichevoli relazioni coi Nuèr che si trovano sulla riva sinistra, e coi Dénka della riva destra, coi quali confinano ad est, N. E.
I Dénka del Sóbat sono quasi sempre in guerra coi Nuèr-Balòk, i quali benchè combattano muniti di bastone e di lancia, senza lo scudo, pure sanno farsi temere dai Dénka e da altri Negri, che tremano al sentirsi pronunciare solamente il nome di Nuèr.
Un giorno Filippo Terranova fu pregato dai Dénka, presso i quali egli dimorava da circa un anno, d'unirsi a loro per discacciare i Nuèr-Balòk dalla riva destra del fiume ove s'erano condotti coi loro bestiami, trovandovisi buoni pascoli. I Dénka già contavano sulla vittoria, poichè il Bianco, come essi lo chiamavano, aveva un cannone di bronzo che soleva caricare a mitraglia, allo scoppio del quale i Nuèr spaventati si sarebbero dati a precipitosa fuga, abbandonando i loro bestiami in mano al nemico.
Il Terranova dovette accondiscendere al desiderio dei Dénka, e poco dopo eccolo col suo cannone in mezzo a un migliaio di combattenti di fronte ad altrettanti Nuèr. Sul principio, dall'una e dall'altra parte non si faceva che correre di qua di là per assicurarsi dagli assalti nemici ed impadronirsi di posizioni vantaggiose; ma tutt'a un tratto i Nuèr si scagliarono contro i Dénka così improvvisamente, da non dar loro tempo di prepararsi a resistere all'impeto dell'assalto, e da costringerli quindi ad una fuga disperata, lasciando il povero Terranova,, che fatto non aveva ancora un colpo di cannone, a sbrogliarsela da solo coi Nuèr. Buon per lui che questi, contenti della vittoria riportata, tornarono ai loro posti senza darsi il menomo pensiero del Bianco, il quale col suo cannone rifece con fatica la strada di prima.
I Nuèr-Balòk, che si estendono sulla riva sinistra del fiume Sóbat, dal 9º fin presso all'8º grado di latitudine, hanno gli stessi costumi e le stesse abitudini dei Nuèr che abitano lungo le rive del fiume Bianco, dei quali parleremo di poi. Questi però sono più ricchi di bestiami e di grano, e più destri di quelli del fiume Bianco nel dare la caccia agli elefanti.
Durante la stagione delle piogge (charìf), essi abbandonano la riva del fiume e si ritirano nell'interno tra il canale Zeràf e il Sóbat.
Nel 1855 due barche di negozianti arabi s'avventurarono lunghesso il fiume Addùra, e dopo parecchi giorni di marcia giunsero ad una tribù di Negri che si dicevano Scìluk, i quali avevano il loro re come quelli di Dènab. Questi Negri appena videro le barche, ch'erano ancorate in mezzo al fiume, presentarono ai negozianti due bovi, dicendo che volessero accettarli come segno di buona ospitalità; e siccome intesero ch'erano venuti in cerca di denti di elefante, fecero loro sperare che sarebbero partiti colle barche cariche d'avorio. Non parve vero a que' negozianti d'aver trovato fra quella tribù tanta cordialità con tanta fortuna; ne ringraziarono la Provvidenza, e s'affrettarono ad aprire le casse contenenti perline di vetro, per mostrarne i campioni. Quindi gli uomini della barca più vicina alla riva smontarono disarmati, e si sparpagliarono pieni di fiducia in mezzo ad una moltitudine di Negri, dai quali vennero tosto assaliti e barbaramente trucidati, senza che n'andasse salvo nè pur uno. La gente dell'altra barca, atterrita a tanto spettacolo, fece presto a discendere il fiume per non incontrare la sorte dei compagni. Dopo questo fatale avvenimento, nessuna barca osò più inoltrarsi su quel fiume.