Alquante miglia geografiche a sud, S. E. del paese dei Nuèr-Balòk, trovansi altri Scìluk sulla riva sinistra e sulla riva destra del Sóbat, e inoltre lungo il Ghìlo, che pare sia un ramo del fiume Addùra. Tutti questi Scìluk però formano una sola e grande tribù soggetta al medesimo Capo, che come abbiamo detto ha il titolo di re.

Un po' più a sud, S. E. di questi Scìluk, il Sóbat riceve a destra le acque del Nikàna, che credesi un ramo settentrionale del Bongiàk. Il Bongiàk poi sbocca nel fiume Giùba proveniente dal sud, di cui ignote sono le sorgenti.

Dall'imboccatura del Sóbat chi rimonta il fiume Bianco deve dirigersi, per quasi un grado di longitudine, verso ovest fino al lago No, ove il Bàhr-el-Àbiad riceve le acque del maggiore de' suoi influenti chiamato fiume delle gazzelle (Bàhr-el-G¨azàl, 9°, 18′, 24″).

In questo lungo tratto il fiume Bianco, poche ore di cammino dopo il Sóbat, riceve a destra un canale grande quasi la metà dello stesso fiume. Questo canale è conosciuto col nome di Bàhr-ez-Zeràf (fiume delle giraffe), le cui rive sono abitate dai Nuèr fin oltre l'8º grado di latitudine, ed esce dal fiume Bianco nel paese dei Bòr, tra il 6º ed il 7º lat. N., presso al villaggio Akuàk. Un vecchio de' miei barcaiuoli mi diceva d'averlo percorso quasi tutto con una piccola barca; il Ràies stesso ed altri della mia gente già lo conoscevano a tratti, e tutti s'accordavano nell'asserire che il canale, il quale esce da Akuàk, nel paese dei Bòr, è quello stesso che rientra nel gran fiume presso il Sóbat; e ciò mi confermarono pure altri, durante il viaggio che feci a Kondókoro[17].

Il Bàhr-ez-Zeràf è il più largo e il più lungo fra i canali del fiume Bianco; canale ch'io trovo mal segnato su diverse carte geografiche.

Il fiume Bianco quindi riceve a sinistra un influente, che secondo gli abitanti che ne abitano le rive, prende nomi diversi, cioè di Bàhr-el-Aàrab, nella parte conosciuta più occidentale, poi di Solongò, e finalmente di Kiâti presso allo sbocco.

Poco prima di arrivare al lago No, io vidi a poca distanza, rimontando il fiume, i monti Tekèm a nord, N. O., all'ovest dei quali sono i Baggàra Homùr, che vivono in continua guerra coi Nuèr e coi Gianghè.

La tribù dei Gianghè è posta tra la tribù dei Scìluk e quella dei Nuèr, e si estende per alquante miglia geografiche nell'interno verso occidente. Questa tribù, alleata a quella de' Nuèr, coi quali ha comuni la lingua ed i costumi, è nemica acerrima dei Scìluk, cui spia continuamente per assalirli e depredarli.

Il 28 gennaio 1859 feci arrestare la barca proprio al confine di queste due tribù. Non molto lontani dal fiume scorgeansi i loro villaggi. Io speravo che i Negri Scìluk o i Gianghè, vedendo la barca, venissero per far mercato, avendo io bisogno di provvedermi di carne e d'altro. Di fatto non andò molto che ci comparvero parecchi Scìluk, armati di lancia, scortando donne e fanciulle, le quali portavano sul capo cestelle di paglia ripiene delle miserabili loro derrate, dùrah, specialmente, fagiuoli, sesàme e cotone; avevano anche galline ed uova; ed alcuni giovanetti tenevano per una corda capre e montoni. Si poteva comprare d'ogni cosa con perline di vetro, ad eccezione delle capre e de' montoni, che valevano lance o anelli di ferro o di rame. In poco d'ora il mercato aumentò fino a comporre circa duecento persone tra uomini, donne e fanciulli. Quando io fui abbastanza provveduto, ordinai la partenza; e tutti questi poveri Scìluk s'avviarono pian piano alla volta delle loro capanne contenti e allegri dei prezzi ricevuti. Tutt'a un tratto noi udiamo alzarsi acutissime grida.... «Ecco, ecco là, disse il mio Turcimanno, i Gianghè che inseguono i Scìluk, e sono tanti come l'erbe che crescono dal terreno.... (era la sua frase ordinaria per esprimere una grande moltitudine); essi tentano di assalirli a mezzo del cammino; ma i Scìluk giungeranno prima alle loro capanne; o, se mai, sapranno far loro resistenza; molti vengono in loro aiuto.» Io fui spiacentissimo di quello scontro, del quale era stata occasione il mercato, che non era prudenza di fare al confine di due tribù nemiche. Dopo alcuni istanti sole voci di pietà mi percuotono il cuore più che l'orecchio, nè potei più seguirli coll'occhio, poichè un rialto di terreno me li nascose totalmente.

Il fiume Bianco tra l'imboccatura del Sóbat e il lago No, ove, come dissi, riceve le acque del maggiore de' suoi influenti, è notevolmente ristretto e rigirante per frequenti e rapidissime svolte, le quali rendono assai difficile e faticosa ai barcaiuoli la navigazione, e le sue rive sono adorne di boschetti eleganti di papiri.