Le rive di questo grande influente, chiamato anche fiume Nam, cominciano ad essere abitate a quattro ore di cammino dalla sua imboccatura nel lago No. Quindi riceve a sinistra presso il lago Mùsciarat un grande torrente che scorre da nord a sud-est, e dopo il detto lago verso occidente, vari altri torrenti aventi la direzione da nord a sud. Finalmente fra l'8º e il 9º grado di latitudine, là dove il Bàhr-el-G¨azàl ha il nome di fiume dei Giùr, viene ingrossato da un influente, che prima ha una direzione da sud a nord-est, e quindi piega verso est, e sbocca nel fiume dei Giùr.

Il fiume dei Giùr, che, come dissi, io ritengo sia lo stesso G¨azàl, proviene dal sud, ove tra il 4º e il 5º grado lat. N., e tra il 28º e il 29º long. est dal meridiano di Parigi, ha il nome di Jèji, il quale segna ad ovest il confine della lingua dei Bàri, ed è formato da due rami che s'uniscono fra il 3º e il 4º grado; e da questo punto di unione, dopo circa quaranta miglia geografiche, esso riceve l'influente Irè, e poi scorre verso nord, nord-ovest bagnando il paese dei Giùr, dai quali prende il nome; e finalmente piegando ad est, col nome di Nam e di Bàhr-el-G¨azàl, si scarica nel fiume Bianco.

M.r Peney, col quale io parlai più volte in proposito, era pure di questa mia opinione; soltanto egli riteneva che il Jèji fosse un braccio del fiume Bianco, mentre io sosteneva e sostengo che abbia sorgenti proprie.

M.r Jules Poncey invece lasciò scritto in argomento[18]: «On a cru jusqu'ici que la rivière appelée Iaïe (le Giei ou Jeïh ou Yièh de Peney), qui traverse le Niàmbara venant du sud, était la même rivière que celle des Djour; il n'en est rien; car le jaïe, après avoir traversé le Niambara, passe un peu a l'ouest du Mandara, traverse une partie du pays des Djour et arrive enfin dans la tribu des Rol qu'il divise en deux, passe chez les Nouair e va se jeter directement dans le lac Nau. Cette rivière serait donc la même que celle des Rol. Le Bàhr-Djour vient à coup sûr du sud, mais plus loin ancore à l'ouest que le jaïe. Il a été remonté par le barques jusqu'à Cazenga (Cazingo). Là, le fleuve commence a être rempli d'écueils, et sa petite quantité d'eau est cause que les barques ne peuvent aller plus haut.

À quinze à vingt journées de Cazenga, vers l'ouest, il y aurait, au dire des Niamniàm, un autre fleuve beaucoup plus grand que celui des Djour, coulant du sud-est au nord-ovest.»

Or ecco quanto posso dire io intorno alla provenienza e al corso di questo fiume, appoggiato alle relazioni esattissime che me ne diede il missionario Francesco Morlang, il quale lo visitava in persona con alcuni dongolèsi mercanti d'avorio in sullo scorcio del 1859; e dietro a quelle relazioni io delineai tutto il suo viaggio che intraprese a sud-ovest di Kondókoro, percorrendo oltre a un grado di latitudine e di longitudine[19].

Partiva l'intrepido Missionario nell'ottobre 1859 da Kondókoro con circa venti dongolèsi, dirigendosi verso sud-ovest, e fece la sua prima stazione a Tokimàn; lasciò quindi a destra il monte Kunùpi, e dopo faticoso cammino arrivò a Kèlie, seconda stazione. — Non nomino che le stazioni fatte in luoghi abitati da Negri. — Oltrepassò poi due grandi torrenti, il Lurì e il Kòda, e dopo le stazioni di Dìmu, Kakaràk, Riòka, Tongà, Lòci, Lìghi, Liguèk e Morò egli vide le rive del fiume Jèji, che scorreva da sud a nord e presentava la grandezza del Ciuffiri (fiume Bianco) dei Bàri. Fu in questa stazione di Morò che gli indigeni, dei quali egli conosceva la lingua la quale era quella dei Bàri, gli parlarono del fiume Irè influente del Jèji, le cui rive erano abitate dai famosi Gnam-Gnàm o Makarakàk, cui la tradizione aveva tramandato ai Nubî qual popolo, che riepilogava in sè stesso tutto ciò che l'idea di selvatichezza può far concepire di più spaventoso a gente dotata di spirito inventivo.

«I selvaggi designati da cotesto nome terribile, i Gnam-Gnàm, non erano soltanto vicini all'animalità per il genere di vita, ma dicevasi conservassero il marchio della loro discendenza; e la questione dell'origine scimmiesca dell'uomo era allora scioccamente discussa sulle rive del Nilo con non minor calore che non lo sia ora da alcuni in Europa.»

Il Morlang avrebbe voluto visitare per il primo que' Negri, vederli coi propri occhi, e sollevare un lembo del velo che involgeva quella nazione leggendaria, percorrendone una provincia almeno da essi abitata; ma i suoi compagni di viaggio non v'acconsentirono, e dovette con essi piegare a mezzodì. Il merito di farli conoscere l'ebbe di poi il viaggiatore italiano mio amico Piaggia, il quale passò venti mesi fra i Gnam-Gnàm dell'ovest, e quindi l'illustre Giorgio Schweinfurth, che lo seguì da vicino, e fu in grado di descriverci quel popolo interessante, di cui ha studiato le tribù orientali, in modo da rendere affatto inutile ch'io ripeta ciò che mi disse il Morlang intorno ai Gnam-Gnàm per relazioni avute dagli abitanti lungo le rive del Jèji, relazioni che corrispondono perfettamente con ciò che scrisse l'illustre viaggiatore.

Il Morlang adunque dovette piegare a mezzodì; traversò il ramo orientale del Jèji e sostò a Morciàk; e finalmente si diresse a Vrànga presso la riva destra del ramo occidentale dello stesso Jèji. Fu qui che intese che le sorgenti di questi due rami componenti il Jèji non erano molto lontane, e ne sentì parlare con tanta sicurezza da escludere ogni sospetto che il Jèji sia un canale del fiume Bianco, secondo l'opinione di M.r Peney.