Nè io posso convenire con Jules Poncey, che cioè il Jèji, il quale traversa il paese dei Jàmbara (Jàngvara), non sia lo stesso fiume dei Giùr. Egli dice: il Jèji dopo d'aver traversato il paese dei Jàmbara, passa un po' all'ovest dei Màndara, scorre una parte del paese dei Giùr, ed arriva in fine nella tribù dei Rol che divide in due parti; bagna quindi la terra dei Nuèr, e si getta finalmente nel lago No. Ma io credo fermamente ch'egli scambi il Jèji col grande torrente Kòda, il quale traversa di fatto il paese dei Jàmbara, passa un po' all'ovest di Màndara, scorre una parte del paese dei Giùr, ed arriva in fine nella tribù dei Rol che divide in due parti; e bagnata quindi la terra dei Nuèr, io ritengo che direttamente sbocchi nel lago No, o da solo o dopo d'essersi unito col torrente Lurì[20].
Il fiume Jèji e il suo influente Irè scorrono fra due lunghe catene di monti aventi una direzione da sud a nord, delle quali l'occidentale prende diversi nomi secondo le posizioni, di Lopiòko, di Ghirimenìt, di Vovù, di Kurubù, di Malangà, di Longobè, e l'orientale è conosciuta col nome di montagne di Bègong a nord, e di montagne dei Jàngvara a sud.
Questi due fiumi sono abitati da ippopotami e coccodrilli, e a sinistra dell'Irè e del Jèji, dopo ricevute le acque dell'Irè, è la grande e famosa tribù dei Gnam-Gnàm, che si estende fra il 3º e il 6º grado di latitudine nord; ma ancora non si sa con precisione fin dove s'estenda il paese dal lato dell'ovest; volendo però giudicare da ciò che i Nubî ne conoscono, pare abbia una lunghezza di cinque o sei gradi.
Gli abitanti sarebbero stati calcolati a circa due milioni.
Io che non ebbi la fortuna di visitare i Gnam-Gnàm, non ho mai voluto credere ch'essi fossero cannibali quali me li dicevano i Nubî, che non gli avevano però ancor visitati, ed alcuni avventurieri della tratta dell'avorio, argomentandolo anche dal nome, col quale viene chiamata questa tribù.
In una mia carta geografica annessa ad un opuscolo, che scrissi dal fiume Bianco, il quale porta la data 13 dicembre 1859, e vide la luce nel 1861 (Verona, tipografia Vicentini e Franchini), io chiamai questa tribù col nome di Gnemgnèm (Gnèm-gnèm), e non di Niam-Niam o Nyam-Nyam, come dalla maggior parte degli scrittori era stata chiamata; e nel settembre del 1867 spedivo l'opuscolo al mio amico marchese O. Antinori accompagnandolo con una lettera, nella quale gli dicevo che la tribù da lui chiamata dei Niam-Niam avrebbe potuto chiamarsi Gnemgnèm; e ciò non dissi a caso, ma avvertitamente. La qual cosa diede motivo a due lettere che non sarà discaro al lettore ch'io qui riferisca, sebbene sieno state registrate sul Bollettino della Società geografica italiana (anno I, fascicolo 1º-1868). Ecco la lettera del marchese O. Antinori sulla parola Niam-Niàm.
D. Giovanni mio pregiatissimo.
Firenze, 2 ottobre 1867.
Le sono debitore di molte grazie per l'opuscolo sul suo viaggio del fiume Bianco che Ella ha voluto inviarmi, e che ho gradito molto, mentre la copia che io possedeva da lunga data, non so per quale fatalità, era mancante delle carte sul corso dei due fiumi Bianco ed Azzurro, cosa che osservasi in fin di libro.