Mi permetta ch'io le ritorni un mio lavoro sui volatili che raccolsi durante il mio soggiorno in alcune delle contrade da Lei descritte, ed in altre, che avrebbero ben meritato una sua visita, se Ella non si fosse restituita in Europa.
Nella prefazione vi troverà lo scheletro del mio viaggio, sul quale non discesi a minuti ragguagli nol consentendo il titolo del libro che dava al pubblico.
Sulla parte, o meglio sul paese interno del G¨azàl, vi tornerò sopra quando pubblicherò un lavoretto sui Niam-Niàm che mi propongo di fare. E poichè mi cade quasi involontariamente sotto la penna il nome di questa tribù che Ella nell'ultima sua mi consiglia di chiamare Gnem-Gnèm, ad esempio di quanto Ella aveva praticato nel suo libro, mi permetta ch'io le richieda, se vi sia una particolare ragione etnica per così chiamarla, o se il suo parere appoggi piuttosto sul valore del suono della parola, quale le si è presentato all'orecchio allorchè l'ha udita proferire. In questo caso, per me che ho soggiornato lungamente fra i Giùr, e che mi sono sentito ripetere le mille volte questo vocabalo, esso mi ha sempre suonato Niam-Niàm, o al più Gnam-Gnàm, e non mai gnem-gnèm; lo che accorderebbe maggiormente coll'origine che si può attribuire alla detta parola, sia pure essa divisa in due, o in una sola come Ella la scrive. I fratelli Poncet, Heuglin, Lejean, ne resero il suono nel modo stesso adoperato da me, e la differenza unica che s'incontri fra l'uno e l'altro dei detti autori, è differenza ortografica propria alla lingua in cui essi scrissero.
Heuglin poi asserisce che il plurale di Nyam-Nyam è Nyamanyam; lo dice in modo assoluto, ma senza accennarne il perchè. Esso, a parer mio, lo si potrebbe ripetere dalla natura stessa del linguaggio di molte famiglie dell'Africa australe, ove la forma etnica vuole che si pongano innanzi, appresso e anche in mezzo ai nomi proprii dei popoli e delle tribù, le particelle ba, ma, ouà, ouè ecc. ecc. Burton parlando del popolo Fân dice che nel plurale vien chiamato Bâ-Fân ed anche Fan-ouè. E nel caso nostro, nella parola Nyamanyam rivelataci da Heuglin, la particella ma troverebbesi interposta fra le due sillabe che compongono la parola Niam-Niàm, alla quale per ragione eufonica sarebbesi soppressa la prima m, e convertita l'ultima m in n. Ma qualunque possa essere l'ipotesi dedotta da me dagli esempi di linguaggi dell'Africa australe, per spiegarmi in qualche modo l'asserzione di Heuglin, rimarrà sempre vero che il suono tanto nel singolare che nel plurale è in à e non in è, e che lo stesso suono hanno le parole da cui essa probabilmente è derivata. Livingstone ci dice che nel Zambesi Nama-nama è un grido che i rematori fanno ad un Trogon, allorchè l'uccello col suo canto imita il suono della lira, e vuol dire carne carne. Gnià, nel linguaggio Niam-niam vuol dire animale ed anche carne. Presso i Dor vuol dire pure animale, e presso alcune altre tribù del nord esprime il bufalo. Ciam-ciam presso i Dor vuol dire mangiare, e notisi che oltre a certa analogia di suono che questi vocaboli hanno col motto Niam-niam, Speke ci fa sapere che presso gli Ouganda gli venne assicurato che Niam-niam significa mangia mangia. Non pare a Lei che vi sia un qualche rapporto non dirò etimologico, ma eufonico fra il vocabolo Dor e quello con cui vengono chiamati i loro vicini? E la parola gnia, animale o carne che essa significhi, non ha pure un ravvicinamento di suono e di significato col vocabolo in questione? A Lei dottissimo in alcune delle lingue dei Negri lascio il deciderne, contento di averle esposte alcune ragioni, in forza delle quali a me sembrerebbe che il vocabolo Niam-Niàm non dovesse mutarsi. Se Ella mi illuminerà in proposito non lascerò di tenerne conto a suo tempo.
Suo servo ed amico
O. Antinori
Eccone la risposta.
Pregiatissimo signor Marchese,
Verona, 8 ottobre 1867.
Oggi ho ricevuto la carissima sua del 2 corrente, ed alcuni giorni prima il prezioso Catalogo descrittivo di una collezione di uccelli, fatta nell'interno dell'Africa con tanto disagio ed abnegazione della sua vita. — Ne la ringrazio infinitamente.
..... Ma or veniamo alla tribù ch'Ella, signor marchese, Petherick, Lejean, Heuglin, Speke ecc., nomi tutti rispettabilissimi, ed i quattro primi a me tanto cari, conosciuti in Chartùm, chiamano dei Niam-Niàm, e che io Le suggeriva nell'ultima mia di chiamare piuttosto Gnem-Gnèm, come sta scritto nel mio opuscolo, che porta il titolo: «Un viaggio sul fiume Bianco nell'Africa centrale,» ed avrei anche potuto dire Gnam-Gnàm, che è il singolare, come vedremo, di Gnem-Gnèm. — Prima di tutto Le dirò che in quella denominazione Niam-Niàm, io non intesi, com'Ella ha creduto, di appuntar la vocale a, ma di meglio esprimere il valore della consonante radicale n, che in questa parola come in molte altre, nella lingua dei Bári e in quella dei Dénka, suona precisamente come l'unione delle due consonanti gñ seguite da vocale in italiano.