I Nuèr del fiume Bianco — Fuochi notturni — Formiche — Zanzare — Cinocèfali, mostri, cannibali — Credenze religiose; indovini (Kogiùr); superstizioni, strani abbigliamenti e caccia dei Nuèr.

La nazione dei Nuèr dopo quella dei Dénka e dei Gnam-Gnàm è la più grande e la più forte di quante si conoscono nel bacino del fiume Bianco. Essa si estende da est ad ovest, dalle rive del fiume Sóbat fino a quelle del Bàhr-el-G¨azàl, e lungo ambedue le rive del fiume Bianco, a sud della tribù dei Gianghè, fin oltre l'8º grado di lat. N. Fra questa paludosa e malsana regione s'aggira il fiume Bianco con un corso lento e tortuoso.

Quand'io la traversai la prima volta, era la stagione asciutta, e scorgevo dalla barca lontane le abitazioni dei Nuèr circondate da zerìbeh, e, coll'aiuto del cannocchiale, campi coltivati di dùrah, di cui essi fanno commercio colle tribù vicine e coi mercanti stranieri. A destra poi e a sinistra del fiume sono qua e là disperse in sul mattino innumerevoli torme di gazzelle e d'altre antilopi, considerevoli mandre di bufali selvatici e truppe di elefanti, che tornano dal fiume, ove la notte vengono a dissetarsi, nell'interno della foresta. E sul far della sera sbuffano dall'acqua gl'ippopotami che pesantemente s'arrampicano sulle rive in cerca di pascoli, e vedi sugli arbusti una sterminata quantità d'ibi, che stancano gli orecchi co' beffardi loro gracchiamenti, e nuvoli d'altri uccelli che si contendono i rami per riposarsi.

Ma nulla di più stupendo dei fuochi notturni fra le secche, folte e altissime erbe di quelle vaste pianure. Le fiamme dapprincipio lontane e sparse qua e là raramente, spinte dal vento, s'avvicinano sempre più maestose e minaccianti, e secondo i tratti d'erba che incontrano, or s'abbassano d'improvviso ed or sollevansi furiose al cielo; e quindi crepitando s'uniscono insieme e illuminano d'una luce purpurea vivissima l'aere d'intorno; e grandi nuvole di fumo s'inalzano con in mezzo un vortice di scintille, e s'allargano rapidamente verso il cielo stellato. — Cresce il vento, e le fiamme abbattute s'incurvano a terra in larghe vampe orizzontali da sembrare tende ondeggianti. — L'incendio non corre, vola; e prima di avvolgere, copre, come un mare di fuoco, e tutto illumina il sottoposto terreno. — A momenti, pare che, scemando un poco il vento, l'incendio rimetta della sua furia; ma subito il vento ricomincia a soffiare con maggior veemenza, e le fiamme, che s'erano appena risollevate, tornano a curvarsi con impeto e a vibrare come frecce le loro punte diritte e implacabili. Ed oh! potessi io ora descrivere il tumulto, gli urli, i barriti, il ruggito, il fischio, il mugghio di tante bestie feroci, e le querule strida d'un'immensità di volatili che tentano in ogni modo di salvare la propria esistenza dal vorace incendio, come dalle insidie e dai colpi di mano inaspettati d'una gran caccia, guidata astutamente da una volontà unica, per cogliere nella rete tutti quegli animali e non lasciare scampo a nessuno! E già essi corrono e saltano qua e là disperatamente, e a tratti si veggono come spettri illuminati da bagliori d'inferno, e tosto spariscono tra le fiamme che si riuniscono e s'incrociano precipitando e spandendosi in laghi di fuoco con una rapidità incredibile.

Io vidi altra volta i fuochi notturni fatti accendere da uno dei grandi Capi dei Bèrta (Uàd-el-G¨àrbi) nella vasta pianura che divide lo Sciangàllah dall'Abissinia[24]; e quei fuochi mi colpirono d'un tale stupore, che per un pezzo non aprii bocca, e le prime parole rivolte al Gran-Capo furono l'esclamazione spontanea: bello! bello assai! Ma i fuochi ch'io vidi dalle rive del fiume Bianco mi stupirono assai più.

Mi par di vederlo ancora quell'elemento divoratore, che in poche ore tutte distrugge le secche erbe e le foglie delle piante che sono disperse in quelle vaste pianure, le quali assumono poi l'aspetto d'immense carbonaie. — Solo alcuni arbusti continuano a bruciare. — Passata la notte, al primo riapparir della luce del giorno, ecco spiegarsi agli sguardi una nuova scena di viva sorpresa. Una miriade di colonne di fumo vermiglio, sulfureo, bianco, nero, fuggono rapidissimamente e s'allungano a perdita d'occhi, ottenebrando e tingendo di colori sinistri il vasto orizzonte. Larghissimi tratti scorgonsi coperti d'uno strato di cenere bianchissima, come se fosse nevicato. Invece che ai tropici, lo spettatore, per un momento, può credersi trasportato nella zona glaciale. Qua e là monticelli anneriti lacerano il bianco lenzuolo, come nel disgelo le prominenze erbose d'un padule spuntano fuori dal manto di neve; e il fumo ancor serpeggiante dappertutto sparge su questo quadro imponente come un velo di nebbia; e gli alberi colle loro braccia spoglie e stese verso il cielo completano il paesaggio d'inverno.

Fattosi chiaro giorno, Negri, uomini e donne, errano nella vasta pianura arrestandosi davanti a corpi morti o feriti di bestie feroci, di serpenti e di grossi uccelli; e gli anneriti cumuli, opera delle formiche nella stagione piovosa, alti da un metro e mezzo a due metri, s'ergono qua e là, vecchie tombe, come tosto vedremo, di estinti animali.


Havvi nel Sudàn, ma specialmente in questi luoghi bassi e paludosi, gran numero di formiche, di varie specie, e io procurai di studiarne un poco i costumi.

C'è una formica rossastra e piccola, la quale s'occupa unicamente a raccoglier sementi di cui fa anche conserva; essa vive in compagnia, soggiorna sotterra e non esce che nella stagione piovosa a procacciarsi il vitto. Questa formica dai Dénka è chiamata a-gñièg o a-ñġièg (sapiente).