I Nuèr sono ben fatti della persona, e la loro corporatura è robusta e fatticcia. Essi posseggono molto bestiame e sono dati all'agricoltura, specialmente alla coltivazione del dùrah.
Gli schiavi, ch'essi ritraggono dalle tribù vicine, son quelli che eseguiscono i lavori più faticosi della campagna.
I Nuèr sono spesso in guerra coi Negri di altre tribù, e i pascoli principalmente sono il motivo delle loro querele.
Essi, come tutti i Negri del Sudàn, non oltrepassano i confini della loro tribù che per combattere, e mai da soli, nè allo scopo di stringere relazioni di commercio. — Quindi assoluta mancanza di comunicazioni. — Una tribù non conosce i costumi dell'altra, massime se un po' lontana e parli una lingua diversa. Per la qual cosa il Negro di una tribù, credulo e timido per natura, immagina prodigi e favole sul conto dei Negri d'un'altra tribù ov'egli non abbia ancor posto il piede.
Tutti gli storici dell'antichità sono pieni di simili testimonianze; essi veggono ovunque cinocèfali e mostri; e se noi ne vediam meno, è perchè siamo più istruiti, più osservatori e meno creduli.
Ctesias, nell'epitome della sua storia dell'India datoci da Photius, entra nei più minuti dettagli intorno ai cinocèfali.
«Nelle sue montagne (dell'India), egli dice, havvi degli uomini con testa di cane, i quali vestono pelli di bestie feroci. Essi non fanno uso, come noi, del linguaggio; abbaiano come i cani, e s'intendono scambievolmente. I loro denti sono più lunghi di quelli dei cani, e le unghie rassomigliano a quelle di questi animali, ma sono più lunghe e più rotonde.»
Non si crederebbe qui forse che Ctesias ne avesse veduto un gran numero?
Nè meno esplicito è Erodoto. «In questa parte occidentale della Libia si trovano serpenti d'una grandezza straordinaria, leoni, elefanti, orsi, aspidi, asini cornuti, cinocèfali ed acefali, i quali hanno, se dobbiamo prestar fede a quei di Libia, gli occhi al petto. Veggonsi pure uomini e donne selvaggi ed altre bestie feroci.»