Quante volte io stesso ho avuto l'occasione di udire simili racconti! Ne potrei comporre un grosso volume se volessi riferire solo i principali fra quelli che mi fecero impressione. E non è necessario di internarsi nell'Africa per raccoglierne molti; in tutte le città dell'Egitto stanziano genî e mostri; e non può essere che gente incredula, come noi, che passi loro vicino senza vederli.

Quindi è che gli Africani contano antropofagi assai più che non esistano realmente. I Negri idolatri del Sudàn considerano noi stessi come cannibali; e ciò mi pare che basti per metterci in guardia ad accettare con riserva quanto essi ci dicono di altri popoli. Allorquando i Negri ci parlano di antropofagi stabiliti al sud della loro tribù, altro non esprimono se non che non gli hanno veduti, e che temerebbero d'abbattersi con que' mostri feroci assetati del loro sangue. Noi siamo per essi il tipo della bruttezza e della crudeltà — non dimentichiamolo.

Quanto poi agli incettatori di schiavi, questo cannibalismo, di cui essi accusano le loro vittime, è un pretesto a giustificare la loro condotta. Impadronendosi di questi infelici, dicono: noi non facciamo che compiere un atto meritorio, liberandoli dal dente divoratore.

Davvero! che se questi cacciatori d'uomini fossero in Europa, si qualificherebbero per filantropi e pretenderebbero d'essere paragonati a S. Vincenzo di Paola.

Allorquando in Africa si vuol saccheggiare e ridurre a schiavitù una popolazione, basta accusarla di cannibalismo.

Così in ogni paese, il forte non manca mai di sottili pretesti per opprimere il debole; e non è che la critica sana e spregiudicata, la quale sappia smascherare la male giustificata ipocrisia dei forti.

Le capanne dei Nuèr, come quelle dei Scìluk, sono fatte di paglia; hanno per lo più forma conica e sono grandi assai; alcune di esse sono costruite appositamente per accogliervi i forestieri. Le abitazioni di una famiglia sono lontane da quelle di un'altra dai cinquanta ai trecento passi.


Quanto alle credenze religiose, essi credono nell'esistenza di Dio; ma a lui non attribuiscono nessun culto. Sentono che gli avvenimenti dipendono da una forza occulta, che bisogna rendersi favorevole. Da ciò ne vengono i sacrifizî, che di quando in quando offrono al Genio malo, onde allontanare i malefizî e gli avversi destini. Professano grande stima ai loro Kogiùr (indovini), i quali avrebbero l'abilità di annunziare la pioggia e le disgrazie, e di rendere la salute ai loro bestiami.

I Kogiùr sono d'una scaltrezza mirabile. Essi sanno così bene condursi nelle molte e varie occorrenze del loro mestiere da cavarsela in ogni modo, fuggendo noie e rimproveri, e avvantaggiando sè stessi. Io credo sieno i più ricchi della tribù, poichè non fanno mai nulla per nulla.