Povera schiava! che ancor non avevi pregustato il dolce della tua ricuperata libertà!

Era nata questa donna fra le montagne di Nòba; ancor piccina fu rapita dagli Arabi, e dopo qualche tempo i suoi genitori, ch'erano ricchi in bestiame, riuscirono a riscattarla. A circa vent'anni fu dalla madre, chè il padre era morto, maritata ad un Negro della stessa tribù.

Per tre anni vissero in pace i due sposi, che si amavano appassionatamente, e la loro gioia non fu turbata che dalla perdita di un bambino. La giovine madre lo pianse con un dolore tanto profondo, che il marito dovette qualche volta farle dolci rimproveri, vedendo che non l'acquetavano i conforti.

Finalmente ebbero un altro figlio, ed allora la pena della madre si calmò, e il suo cuore, riattaccato alla vita da quel secondo bambino, sentì rimarginare a poco a poco la passata ferita.

Trascorsero poi trentasei lune; e un giorno, verso sera, in cui la donna si trovava nella sua capanna col figliuolino di tre anni, aspettando ansiosa il marito che tornasse dal pascolo col suo piccolo gregge, udì una voce al di fuori che esclamava: povera donna!... quanto sei disgraziata!... che tu non fossi mai venuta al mondo!... tu vivesti lieta fin qui, ma ora.... ah! che tu non l'avessi mai conosciuto quel buon uomo!... e che cosa sarà di te e del tuo figliuolino.... ora che hai perduto colui, che amavi tanto, e da cui fosti tanto riamata!...

La donna, avvicinatasi d'un salto alla porta, aveva capito che quelle parole erano dirette a lei. Poteva ingannarsi? — Altre capanne non erano vicine alla sua; il cuore cominciò a batterle con violenza, ed involontariamente ella strinse così forte suo figlio fra le braccia, che quella creaturina levò sopra lei uno sguardo di stupore, e disse: mamma! che cosa hai che ti fa male?... Nello stesso momento entrò nella capanna la madre della sposa, tutta convulsa, e corse ad abbracciare la figlia, annunziandole con voce interrotta da affannosi singhiozzi che suo marito.... era divenuto schiavo degli Arabi. — Sorpresa ed atterrita la figlia a così crudele notizia, chinò tosto la fronte sulla spalla della madre, e scoppiò in un pianto da disperata. — Invano la madre tentò di calmarla nella dura sorte di tanta sventura. — La mia vita, gridava ella, è amara come il fiele! io sono da questo istante una tormentata senza speranza.... no, voglio vederlo ancora.... lo vedrò.... e perchè vivere altrimenti?... io vorrei esser morta mille volte piuttosto che averlo perduto!... maledetti Arabi!... ed in virtù di qual diritto voi ci rubate le nostre gioie?... ecco quello che vorrei sapere. — Non siamo noi uomini come siete voi? e perchè ora opprimerete quell'uomo, che è mio? perchè lo sferzerete, l'ucciderete forse per mangiarne le carni? — Figlia, tu mi spaventi, disse la madre; io non ti ho sentita mai parlar così; e temo che tu ti lasci trasportare dal dolore a qualche eccesso. Capisco, tu l'amavi molto il tuo marito, e sommo dev'essere il dolore che senti per la sua perdita, da farti perdere quasi la ragione; ma t'acqueta, te ne prego, per l'amore del tuo figliuolino, che è qui che ti guarda attonito, e dell'amata tua madre. — La figlia rimase tacita e tremante per qualche minuto; e traendo il fanciullino verso le sue ginocchia, contemplò i grandi occhi neri di lui, cavando lunghi e profondi sospiri senza proferir più parola. Vennero poco dopo per confortarla parenti ed amiche. — Ella tacque sempre; e a notte bene avanzata fu lasciata sola col figlio, com'ella desiderava, nella sua capanna. — La madre fu l'ultima ad abbandonarla, e prima le raccomandò di rassegnarsi al destino e di non commettere atti imprudenti.

Rimasta sola la povera donna col figlio che dormiva in un angolo della capanna, gli gettò sopra uno sguardo inquieto.... povera creaturina! — Ella pensò quindi tra sè — povero figlio! ti hanno rapito il padre.... ma tua madre te lo farà trovare.... sì, senza dubbio, lo ritroveremo; io conosco press'a poco la via che gli Arabi debbono avere battuta per condurlo alle loro tende.... e noi la seguiremo finchè l'avremo trovato; meno male vivere insieme tutti e tre schiavi degli Arabi, che liberi ma separati da lui. — Donna infelice, che cieca d'amore non hai presente che il marito, e non comprendi la mala ventura che imprudentemente tu sfidi! — Due ore avanti che spuntasse il dì, la Negra, preso un po' di pane che ravvolse nella sua farda, e un po' d'acqua in un piccolo recipiente di terra, s'avvicinò al bambino che dormiva, e durò fatica a risvegliarlo. Dopo alcuni sforzi egli aprì gli occhi, e vedendo la madre affaccendata:

— Dove vai, mamma? egli chiese quando essa fece per prenderselo in braccio.

La madre fissò gli occhi sopra quelli del figlio in modo così grave, ch'egli capì subito che era per avvenire qualche cosa straordinaria.

— Zitto, figliuol mio! ella disse; parla piano; potrebbero sentirti, e impedirci che ce n'andiamo a ritrovare il padre tuo. Gli Arabi, che sono bianchi, ce l'hanno portato via, lontano; ma la tua mamma vuol ritrovarlo, e vivere insieme con lui e col suo caro figliuolo.