— Povera donna! dicevan esse, piene di compassione, l'han fatta venir meno le nostre ultime parole!
Dopo qualche minuto ella aprì i grandi occhi neri, e lanciò intorno uno sguardo smarrito; e subito un'espressione d'agonia sconvolse il suo volto, e si alzò bruscamente gridando: ah! il mio figlio! mio figlio! me l'hanno rapito!
Il fanciulletto, udendo quella voce, saltò dalle ginocchia dell'Araba, e correndo alla madre la recinse colle braccia.
— Oh! egli è qui, egli è qui! esclamò ella.
— Le due donne allora: non temere, dissero con accento affettuoso, nessuno ti farà del male.
— Iddio vi benedica! soggiunse la Negra coprendosi il volto colle mani e singhiozzando, mentre il fanciulletto, vedendo ch'essa piangeva, tentava di salire sulle ginocchia di lei.
Le due donne arabe quindi le ripeterono che non era bene ch'ella si presentasse col solo bambino alle loro tende, ma che conveniva restasse nascosta, finchè esse fossero andate a casa e tornate a prenderla coi loro mariti.
Frattanto il bambino, sfinito del tutto, si lamentava; e la madre:
— Povero figlio! diceva accarezzandolo; tu non hai l'abitudine ancora di camminar molto, ed io t' ho fatto correre assai. Or, riposa, amor mio; e lo stese a terra supino, tenendo la di lui mano nelle sue, finchè fu addormentato. In quanto a lei, non avrebbe potuto prender sonno; e consunta dall'impazienza gettava lunghi sguardi sul sentiero, che presto doveva condurla al marito col suo bambino; e pochi minuti le parvero un secolo.
Finalmente ella vide comparire le due donne coi loro mariti, i quali la condussero col figlio in una capanna, ove furono lasciati liberi e trattati con umanità e benevolenza.