— Via, sorgi, animale! continuò il Capo, spingendolo ancora col piede.

Belàl non intendeva, e Bachìta l'avvisò di levarsi.

Egli allora, debole e coperto di piaghe, fece sforzi dolorosi per alzarsi, e il Capo si pose a ridere brutalmente.

Belàl stavasi ritto in faccia a lui col guardo mesto, e colla fronte calma.

— Ah! va bene! tu puoi starti in piedi! — soggiunse il Capo guardandolo dalla testa alle piante — credo che non ne avesti abbastanza. Adesso, Belàl, inginocchiati, e domandami perdono per aver tentato due volte di fuggire.

Belàl rimase immobile, perchè non intese ciò che gli era stato comandato.

— In ginocchio, cane! — riprese il Capo percuotendolo colla frusta, e facendolo poi cadere con un pugno — tu non sai quello che ti può avvenire: credi che ciò che hai avuto sia qualche cosa? non è nulla, te lo dico io, proprio nulla; ti converrebbe di essere attaccato ad un albero col fuoco acceso disotto....

— Ma.... perchè, o padrone, tratti così mio marito, disse Bachìta tremante e desolata, mentre egli non intende la tua lingua, e non sa quindi quello che tu gli dici?

Belàl cadendo in terra, vi si rotolò, torcendosi le braccia nel parossismo della rabbia, e disse: sì, fuggiremo, e se quel mostro d'uomo ci coglierà nella fuga, ci ammazzi pure; meglio è morire che essere trattati in questo modo.

Bachìta quindi per ammansire il Capo gli disse: