Bachìta, sempre ferma al suo posto, piangeva pensando al domani col cuore affranto dallo scoraggiamento, poichè ella presentiva che il suo caro figliuolo sarebbe stato venduto in anima e in corpo al primo venuto per quanto brutale e crudele egli fosse, purchè avesse denaro per comperarlo; che sarebbe stato condotto Dio sa dove, e che non l'avrebbe veduto mai più. Ella pensava a tutto questo per tutta la notte senza poter chiuder occhio, e di tratto in tratto stringevasi la sua creatura fra le braccia.
Ma ecco che spunta il giorno; la viva merce umana si leva da terra; entrano nel cortile compratori d'ogni paese; l'asta incomincia, e il figlio di Bachìta viene aggiudicato ad un mercante di Chartùm, mentre la madre passa nelle mani d'un mercante di el-Obèid.
Il Chartumèse prese allora il giovinetto duramente per un braccio, e lo spinse in un canto dicendogli con voce rauca: — aspettami qui.
L'asta continuava, e il mercante nubiano aveva l'intenzione di comperare altri schiavi per condurli poi sul mercato di Chartùm e venderveli a più caro prezzo.
Frattanto il giovinetto vedendo che sua madre veniva condotta via da un altro padrone, le si slanciò incontro gridando ed aggrappandosi alla povera e sdruscita sua farda. Il Nubiano gli corse dietro scagliando orribili imprecazioni contro la madre e contro il figlio, cui percosse con varî colpi di sferza.... Ah! no, non batterlo così, disse la madre soffocata dal dolore.... egli è mio figlio. — Ed il mercante le rispose con un'alzata di spalle.
Il giovinetto continuava a gridare.... guardava la madre con aria compassionevole e sempre più si stringeva a lei. Ma quel miserabile uomo glielo strappò, strappandole insieme una parte della meschina sua veste, mentre l'infelice sclamava con voce lacerante: mamma, mamma mia!
La madre coll'anima trafitta dai gemiti del figlio fu strascinata alla casa del suo padrone. Ella lo supplicò che il figliuol suo non fosse bastonato; ed egli si pose a ridere dicendo: che ho io a fare col mercante che ha comperato il tuo figliuolo? In quel momento parve alla madre le si spezzasse qualche cosa nella testa: e al furor suo s'aggiunse una specie di vertigine.... tutto s'intenebrò agli occhi suoi, e fino al dì seguente non seppe più nulla di questo mondo.
Riacquistati i sensi, quella donna era triste, taciturna, dispettosa.
Il padrone minacciava di batterla se non si fosse mostrata un po' gaia.
Ma a nulla valsero le sue minacce, e dopo un anno fu costretto di venderla. Ella passò quindi di mano in mano, sino a tanto che, illanguidita, sbattuta e ammalata la comperò un miserabile uomo di Bùri, villaggio sulla riva sinistra del fiume Azzurro assai vicino alla città di Chartùm. Qui la povera Negra era divenuta più triste, più melanconica, più cupa, più irritabile di prima, e più impaziente dell'orribile giogo della schiavitù. Ed anche da qualche tempo quella impazienza prendeva il carattere d'una follia furiosa. Due volte si gettò nel fiume per annegarsi e due volte fu salvata. Ella era giunta a quel punto della vita, in cui per lei era meno amaro il morire che il vivere.