Io le aprii la porta, ed ella entrò continuando: «sono stanca di vivere una vita peggiore della morte; più non valgo a sostenere le dure fatiche, che m'impone l'inumano mio padrone; e non potendo eseguire quanto mi viene da lui comandato, io sono ogni giorno fortemente battuta; tel dica questo magro mio corpo coperto di piaghe; e voi che siete buona gente, deh! non vogliate abbandonare una donna infelice; liberatemi, voi che lo potete, da un cane rabbioso che mi perseguita, come avete liberato mio figlio da' suoi persecutori! — Il figlio era presente, e fissava la madre versando grosse lagrime senza proferir parola.

La Missione l'accolse benignamente in seno, e pensò subito a riscattarla.

Dopo due giorni venne sborsato al padrone della schiava il prezzo del riscatto, che fu di trecento piastre egiziane (circa settanta cinque lire italiane).

Parve allora a quella povera donna d'essere passata dalla morte alla vita; dalla dominazione del male a quella del bene, dal duro carcere d'un essere condannato alla libertà d'un'anima perdonata.

Qual penna varrebbe a descrivere la gioia di quel giorno, in cui venne sborsato il prezzo del suo riscatto, di quel primo giorno di libertà? poter essa agire, parlare, respirare, uscire di casa ed entrarvi senza essere sorvegliata.... senza correre alcun pericolo.... chi varrebbe, dico, a rivelare i sentimenti di quell'anima libera all'ombra della Missione, che le guarentiva i diritti che Dio ha dato all'uomo? Com'era bello, com'era dolce per una madre contemplare il volto dell'amato suo figlio cui credeva perduto, reso ora più caro dalla rimembranza dei mille pericoli corsi! Tanta gioia che riversavasi dal suo cuore allontanava da lei il sonno.

Nulla possedeva, è vero, quella donna che potesse considerare come cosa propria al mondo; nondimeno non poteva dormire; tanto era grande il suo contento!

O voi, che togliete all'uomo la libertà, in qual misura renderete conto a Dio!

Mentre Bachìta trovavasi libera e beata nella Missione Cattolica col diletto suo figlio, capitò dall'Europa in Chartùm il Provicario Apostolico Matteo Kirchner, ed io venni da lui incaricato di partire pel fiume Bianco colla Stella-Mattutina (grande dahabìah della Missione) e con tre altre barche vuote per richiamare, col beneplacito di Roma, i missionari Francesco Morlang presidente e Luigi Vichweider da Kondókoro (tra il 4º e il 5º lat. N.), e Giuseppe Lanz presidente e Antonio Kaufman da Santa-Croce (6°, 40′ lat. N.), e per condur via meco i giovanetti negri e le giovinette, ch'erano presso i Missionari nelle dette stazioni, mentre il Provicario sarebbe tornato in Assuàn, rimpetto a File, per fondarvi una nuova Stazione.

Allora il Provicario pregava Bachìta perchè volesse, in compagnia d'un'altra Negra, ch'era cristiana, partir meco sul fiume Bianco per lavorare il pane a' barcaiuoli della grande dahabìah, promettendole che quando fosse ritornata, ella sarebbe venuta co' Missionari nella novella Stazione presso l'amato suo figlio. Bachìta v'acconsentì volentieri, e partimmo insieme il primo dicembre 1859.

Durante il viaggio ella mi parlava spesso del figlio, e non vedeva l'ora di rivederlo e di star sempre con lui. Mi narrava le avventure della sua vita, specialmente dopo d'essere fuggita da Nóba in cerca del marito; e me ne disse tante da farci un romanzo.