La terza stagione, Alè-ruèl, corrisponde ai mesi di maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, nei quali mesi cadendo più abbondanti le piogge, il clima offre una temperatura ancora men calda; il perchè questa stagione è nominata, da tutti i Dénka, Alè-ruèl — dopo il calore, da alè — dopo, e ruèl — sole o calore; ruèl, perf. ci-ruèl, significa anche riscaldare.

La quarta stagione, Alè-rùt — dopo le piogge copiose, corrisponde ai due mesi di ottobre e di novembre.

Questa è la stagione, nella quale i Negri dénka raccolgono i frutti della seconda semina, che non è però praticata da tutte le tribù, ma da alcune soltanto, e specialmente da quelle del nord, allorquando il sole ripassa al loro zenìt dirigendosi verso l'equatore. Per la qual cosa questa stagione è detta altresì stagione del ricolto, akòl rór a-kuàgñ — tempo in cui la gente raccoglie.

La quinta stagione finalmente, Alè-mòi, corrisponde ai tre mesi di dicembre, gennaio, febbraio, e volendo comprendere i Dénka del nord, dobbiamo aggiungere anche il marzo.

E questa è la stagione della siccità, ed appellasi dai Dénka Alè-mòi, cioè dopo l'affogamento, da alè — dopo, e mòu, perf. ci-mòu — affogare, poichè, mentre durante le piogge copiose vengono allagati tutti i consueti pascoli in vicinanza al fiume, in questa stagione invece è arso il terreno e ogni erba disseccata.


Il viaggiatore che spinto dal desiderio di vedere e d'apprendere se ne va, durante la stagione asciutta, a visitare i Negri dénka nella vallata superiore del fiume Bianco, non può farsi un'idea di ciò ch'essa diviene nella stagion delle piogge (charìf).

Io vi passai tutto il charìf del 1858 nella Missione di Santa-Croce (6°, 47′), co' miei compagni missionari Angelo Melotto, Daniele Comboni, Giuseppe Lanz, il quale vi si trovava da un anno.

Che orrore! Le piogge cominciano sul finire di marzo, e cessano nel novembre; ma cadono in maggior copia nell'agosto e nella prima metà di settembre. In questi due mesi un mare di acqua circonda le nostre capanne poste sur un breve rialto, e l'umidità che vi regna copre di muffa le casse, le vesti, la carta, tutto insomma, e tramanda un odore inqualificabile; le formiche brulicano da ogni parte, strisciano gli scorpioni, qualche rettile fa capolino dalle fessure delle pareti e del tetto, e miriadi di zanzare molestano giorno e notte collo stucchevole ronzìo e co' loro malaugurati pungiglioni. I missionari Melotto e Comboni sono ammalati di febbre e sentono il bisogno d'un po' di brodo che li ristori; ed io quasi ogni dì nella palude, affondando nell'acqua e nel pantano fin sopra la metà delle gambe, procuravo loro le carni, galline faraone, o francolini, anitre, od oche selvatiche che dànno un brodo saporitissimo. L'isolotto, ov'erano le nostre capanne, non misurava più di cento passi in lunghezza e dieci o dodici in larghezza. C'era da diventar matti, se Iddio non ci avesse assistiti.

Al principiare del charìf i Negri mandriani s'internano a drappelli, e a poco a poco, nelle boscaglie, ove hanno di quando in quando le loro stazioni chiamate ûn, vicino sempre a grandi pozzanghere, le quali consistono in quaranta o cinquanta casotti messi quasi a cerchio, e costruiti con sei o sette pali sostenenti una tettoia di rami e terra, sotto la quale havvi un monticello di cenere, su cui siede e riposa tutta una famiglia. Nel mezzo poi della stazione trovansi, durante la notte, i bestiami, e qua e là accesi mucchi di sterco bovino, che esalano un odore sì acuto e spiacevole ed un fumo sì denso, da potervisi reggere appena; quell'odore però e quel fumo servono a tener lontane le zanzare. Dopo qualche tempo, crescendo le piogge, tutti que' drappelli giungono all'ultima stazione, lontana dal fiume al più il cammino di una giornata.