I Dénka di alcune tribù, arrivati all'età di circa dieci anni, si fanno cavare i sei denti di mezzo della mascella inferiore, perchè i loro antenati han sempre usato di fare così, nè sanno addurre altre ragioni.
Nessuno veste fra gli uomini, e fra le donne soltanto le maritate cingono alle reni due pelli di capra o di montone, e così pure le ragazze, dopo i dieci o dodici anni, allorquando s'allontanano dalle proprie abitazioni.
Le minuterie di vetro non sono molto in pregio presso i Dénka. I grani di vetro azzurro, chiamati mangiùr sul mercato di Chartùm, ed altri granellini bianchi detti gnaotèt, sono i soli dei quali s'adornano, le donne specialmente.
Le principali armi fra i Dénka sono la lancia e il bastone o la clava; le frecce e l'arco non sono usati che da qualche tribù.
Io vidi più d'una volta questi Negri giocare di scherma colla lancia, o col bastone; ma mi fecero sempre ridere. Non posso dire la stravaganza e la goffaggine dei loro tiri. Erano mosse da funamboli, salti senza scopo, contorsioni e sgambettate, e colpi annunziati molto prima con un gran giro del braccio; flemma beata, che avrebbe dato modo a un bravo de' nostri tiratori di adossare a que' Dénka un prodigioso carico di legnate, o di crivellare il loro corpo di ferite, senza il menomo pericolo di rimanere offeso. E intanto molti altri Negri eran là a contemplare i combattenti, a bocca aperta, volgendosi a me di tratto in tratto per cercare ne' miei occhi l'espressione della meraviglia; e io li contentavo fingendo un'ammirazione benevola.
Questi Negri ordinariamente non si cibano che una volta al giorno, verso il calar del sole. Il nutrimento principale è il latte e il dùrah, se ne hanno, ch'essi mangiano in grani cotti nell'acqua. A tanta frugalità suppliscono alcune radici, erbe e frutti, che le donne raccolgono nelle boscaglie e presso al fiume e ai torrenti. La carne per essi è un cibo de' più favoriti; ma non ne mangiano che rare volte, o quando l'animale muore da sè, o nelle feste dei matrimoni, o nell'occasione dei sacrifici, ch'essi fanno sempre al Genio malo per placarlo nelle loro avversità. Pel tabacco poi, che usano masticar per diletto, lasciano volentieri il cibo più squisito.
Non hanno fra loro alcun governo che li regoli; professano tuttavia grande rispetto alle persone che posseggono molto bestiame, e nei litigi s'acquetano facilmente alle loro decisioni. Tali persone vengono onorate col nome di Bègñ-did (Grandi-signori).
Quanto agli usi praticati da questi Dénka nel caso di gravi malattie o morti, e nei matrimoni; e quali idee abbiano di Dio, della creazione e di una vita futura, vegga il lettore: Il Sènnaar e lo Sciangàllah, mie memorie, vol. I, pag. 229-243.
La coltivazione presso tutti i Dénka che abitano le rive del fiume Bianco, tra il 6º e l'8º lat. N., è quasi totalmente trascurata. Essi piantano, durante la stagion delle piogge, un po' di grano di dùrah presso le loro stabili dimore discoste dal fiume, ove minore è la quantità degli insetti, ma senza punto lavorare il terreno, che atto sarebbe ad abbondanti produzioni.
Qui sono le donne che debbono pensare al mantenimento della famiglia e alla costruzione delle capanne. Gli uomini, se sono mandriani, tutt'al più portano a casa alcuni frutti, che raccolgono nella boscaglia, e di tanto in tanto qualche gallina faraona o francolino, che hanno la sorte di uccidere col bastone; e se son pescatori procurano che alla famiglia non manchi mai il pesce; e qualche rara volta vanno a casa con un bel pezzo di coccodrillo o d'ippopotamo.