Tutti i Dénka ch'io visitai lungo le rive del fiume Bianco sono fumatori appassionati, e tuttavia non coltivano la pianta della Nicotiana tabacum che in pochissima quantità, la quale non basta per tutto l'anno a soddisfare il loro appetito; e finito il tabacco empiono le grandi loro pipe d'una certa erba secca e di carboni d'un legno aromatico, che riaccesi danno con quell'erba un fumo, che non è affatto spiacevole.

A proposito, mi ricordo che una notte, verso la mezzanotte, da un momento all'altro, sentii dalla mia capanna i vagiti angosciosi d'una bambina di otto o dieci mesi, a cui era morta la madre nel darla alla luce. Il padre era un miserabile pescatore, che abitava vicino alle capanne della Missione, e non aveva che quest'unica figlia, che amava teneramente. Essa era custodita fra il giorno e nutrita or dall'una e or dall'altra delle donne di poveri pescatori che dimoravano a qualche distanza lungo il fiume; ma la notte la si lasciava dormire nel casotto del padre, adagiata in una pelle di capra, e sospesa per mezzo di due corde al tetto di quell'abituro. Il padre soleva la notte andarsene alla caccia dei ranocchi e di altri animali, poichè eravamo nella stagione, in cui mancava il pesce. Prima di partire però, anche questa volta prese seco la indispensabile pipa, ne accese i carboni, diede una occhiata all'innocente sua creaturina che dormiva placidamente, distese sopra il suo corpicciuolo un po' d'erba secca perchè l'aria della notte non le facesse male, l'accarezzò.... e partì; ma non si avvide che un carbone acceso della sua pipa era caduto sull'erba che copriva il petto della bambina; e di lì a poco quel carbone bruciava le carni di quell'infelice. Ecco il motivo de' vagiti angosciosi, che mi laceravano il cuore. Io pensai tosto che il padre non dovesse trovarsi presente, ed accorsi là frettoloso imaginandomi che qualche cosa di straordinario fosse accaduta a quella bimba, che non aveva sentito mai a piangere; tanto era buona! — La presi in braccio; ella mi si strinse al collo, e s'acquetò subito: le feci qualche carezza, la portai nella mia capanna, la posai sul letto, ed accesi il lume. Poverina! — io sclamai — che piaga! — l'esaminai attentamente, la medicai meglio che ho potuto, la fasciai, e allo spuntar del giorno, tornato il padre dalla caccia, gliela consegnai assicurandolo che in pochi dì ella sarebbe perfettamente guarita. — Questa fu la prima volta ch'io vidi piangere di tenerezza un Negro adulto.


Nel paese dei Dénka dopo l'8º grado di lat. N. non s'incontra nessuna città, nessuna borgata propriamente detta, ma soltanto gruppi di capanne e piccoli casolari di tre o quattro famiglie, sparsi qua e là presso qualche campo coltivato nella stagione delle piogge.

Le capanne hanno una forma cilindro-conica e si elevano sopra una base d'argilla battuta; somigliano assai a quelle dei Scìluk; il tetto però è meno acuminato e sporge dal cilindro che lo sostiene circa un piede.

La suppellettile di una capanna non può essere più semplice; una o due pelli di bue che coprono il suolo, e sulle quali si sdraia e riposa o dorme tutta la famiglia; due o tre vasi di terra cotta da conservarvi l'acqua, il latte ed altro; tre o quattro scodelle ed altrettante coppe; qualche pelle di capra o di montone; una specie di mortaio per triturarvi l'alób; qualche bastone d'ebano; una o due spazzole di giunco che servono a tener pulita la capanna; alcune lance ed altrettanti scudi, secondo il numero degli adulti che si trovano nella famiglia; e in qualche capanna un tamburone (lén-did); ecco tutto. Le frecce, il turcasso e l'arco non sono usati che presso le tribù dell'interno.

L'abitazione dei Capi (Bègñ-did) non si distingue da quella del resto degli abitanti se non per il numero e per l'ampiezza delle capanne che la compongono.

Essi non esercitano alcun diritto sui Negri della loro tribù, e sdegnano ogni pompa esterna, contenti del numeroso bestiame che posseggono; nè per ciò meno grande è la loro autorità, mentre nessuno della tribù oserebbe, senza il permesso del proprio Capo, mettersi in lotta con un vicino, accettare una tregua, o deporre le armi.

Sicuri del loro prestigio questi Capi non hanno altro segno della loro dignità, che l'alterezza dell'atteggiamento; e ve n'ha che per maestà di aspetto, nobiltà di portamento e di gesto, potrebbero rivaleggiare con qualcheduno de' nostri potentati. Io solevo riceverli nella mia capanna con quel rispetto col quale avrei accolto uno de' nostri principi d'Europa, se avesse avuto il coraggio di venire a visitarmi. Facevo distendere il più bel tappeto per terra, e gli invitavo a sedersi; ordinavo fosse loro portato il scìbuk, e poi qualche bibita dolce ch'essi gustavano assai. E bisognava vedere quanto aggradivano tali attenzioni, e qual piacere mostravano d'avermi ospite nel loro paese.