Nella capanna di ogni Gran-capo è un enorme tamburo analogo ai nostri timballi, che gli Arabi chiamano noggàra, fatto con un tronco d'albero. I lati della cassa sono di diverso spessore, di maniera che lo strumento, quand'è percosso, rende due suoni affatto distinti; e secondo il modo con cui viene battuto, questo tamburo dà tre differenti segnali: uno per la guerra, un altro per la caccia, il terzo per riunire a festa; e centinaia d'uomini si adunano con incredibile rapidità.
XI.
Forme di saluto presso i Dénka — Matrimoni — Religione — Buffoni — Dialogo sulla schiavitù e sul diritto di punizione — Partenza da Santa-Croce verso Chartùm; stato della Missione; morte del missionario Angelo Melotto; ritorno a Santa-Croce.
Le forme di saluto presso i Dénka sono, per così dire, stereotipate, invariabili. Ecco qui le loro frasi di complimento allorquando s'incontrano due uomini per via:
— Màde (màdó), ti saluto.
Questa parola deriva, senza dubbio, dalla voce màd — amico mio, compagno mio, e viene ripetuta più volte alternativamente dai salutanti.
— Jín a-ci-nín; ci-nín; ci-nín? Hai tu dormito? hai dormito? hai dormito?
Con questa frase i Dénka vogliono significare: stai bene? ed essa viene ridetta tre volte contemporaneamente, nell'atto che l'uno dei salutanti batte la palma della propria mano su quella dell'altro.
— Jín a-bo-tenò? Donde vieni?
— G¨in a-bo e-pan.... Io vengo dal paese....