— Va col bene, e che tu non cosa incontri per via.
Le donne, le cui abitudini sono riservatissime, non dànno nè ricevono saluti se non dalle loro antiche conoscenze.
Il matrimonio dipende affatto dalla sostanza del pretendente; e il padre della ragazza richiesta in isposa la contratta con lui.
I vincoli del matrimonio sono sacri fra i Dénka, non ostante la poligamìa, la quale viene praticata da coloro che hanno mezzi sufficienti per mantenere più d'una donna. Ogni infedeltà è punita severamente tanto nell'uomo quanto nella donna.
I figliuoli sono considerati come la prova più evidente dell'attaccamento che unisce gli sposi, come il suggello dell'affetto conjugale: e la madre di numerosa prole ha diritto ad onori, che non le vengono mai contrastati.
Fra la tribù dei Kìc io conobbi un povero pescatore, monogamo, di nome Auán-did (gran-volpe), il quale aveva otto figliuoli; e fui assicurato che nessun poligamo n'ebbe mai tanti. In somma dalle osservazioni ch'io ho potuto fare, i monogami dànno in media più figli dei poligami. Osservai pure che nelle tribù lungo il fiume Bianco la popolazione va scemando, al che concorre certo anche l'infame commercio di carne umana.
Le feste in occasione di nozze si riducono a poca cosa.
La fanciulla viene semplicemente condotta alla sua nuova dimora dai parenti più stretti, seguiti da un corteggio più o meno numeroso d'invitati. Giunti alla capanna dello sposo, se questi possiede grosso bestiame, scannasi un bue, e se ne leva la pelle; le carni tagliate a grandi pezzi s'arrostiscono sulla viva brace, ed ivi si mangiano dai due sessi, benchè abitualmente le donne non mangino che nelle loro capanne.
Che se il fidanzato è un povero pescatore, il convito nuziale si limita a un po' di pesce.