— Che vuoi che te ne dica... mi pare ch'ella sia un'infamia da parte di coloro, dai quali viene esercitata.

— E presso voi è praticata la schiavitù?

— No, per noi non sono schiavi che i prigionieri fatti in guerra.

— E questi son forse venduti da voi, o ve ne servite nei vostri bisogni?

— Noi gli scambiamo coi prigionieri nostri fratelli, che si trovano presso la tribù nemica; e se qualcheduno ci resta, lo vendiamo ai mercanti o ai turchi.

— E perchè venderlo, se tu mi dicesti pur ora che la schiavitù è un'infamia da parte di coloro, dai quali viene esercitata?

— Perchè fanno così anche i nostri nemici.

— Ma.... se essi adunque fanno il male, perchè farlo anche voi? Ignori forse che non è lecito di comperare e di vendere l'uomo, come si farebbe di qualunque merce?

Il Negro tacque; ed io dico ch'era la prima volta ch'egli udiva parlar così, poichè m'accorsi che le mie parole fecero una strana impressione sopra quel cuore selvaggio ed incolto, e nel suo occhio rotondo e penetrante brillò qualche cosa, che fu tosto seguita da un curioso sorriso, abituale alla razza dei Negri. Poi egli continuò:

— Ma... non siete voi Bianchi che rubate i Negri, che li mangiate, che li comperate e li vendete come fossero bovi o denti di elefante?