— Sì, io risposi, così fanno i Turchi e gli Arabi, ma non i Bianchi del mio paese, i quali in tal caso sarebbero severamente puniti. Davanti alle nostre leggi la libertà dell'uomo è sacra ed inviolabile; Dio stesso ci comanda di rispettarla, d'amarci tutti come fratelli e di non far male a nessuno, nè manco ai nostri nemici, ai quali dobbiamo perdonare, se vogliamo che Dio perdoni a noi.
— Tutto va bene, egli soggiunse, ma io non comprendo come si debba perdonare al nemico. Quando potrà egli allora correggersi delle sue colpe, se nessuno lo punisce? Continuerà a molestarci, e con tanto più coraggio, quanto meno temerà d'essere punito.
— E a chi spetta tra voi il diritto di punizione?
— Spetta alla persona che rimase offesa.
— E s'ella è impotente a contraccambiare l'offesa ricevuta?
— In tal caso i parenti e gli amici accorrono a vendicarla; e se questi non bastano, tutta la tribù.
— Dimmi: la misura della punizione da chi viene determinata?
— Dalla consuetudine. Presso noi, per ogni delitto è stabilita la pena corrispondente.
— Quali sono le pene che ordinariamente vengono inflitte?
— Secondo le circostanze.... il taglio di un dito o delle dita della mano o del piede, il ferro rovente sulla viva carne, e qualche volta l'esilio, e tal'altra la morte; vi sono poi le multe, a cui vengono condannati i delinquenti.