Mi posi d'accordo col Capo della tribù e collo Tièt, ed ottenni di parlare colle donne che sostenevano la parte principale di quella tragica scena, e riuscii ad acquetarle con tante perline di vetro quante ne hanno voluto, delle più belle che possedevo.


Il 15 gennaio 1859 lasciammo la Missione di Santa-Croce (6°, 40′ lat. N.) per ritornare a Chartùm, ove impaziente ci attendeva un nostro confratello, Alessandro Dal-Bosco.

Fu durante questo viaggio ch'io esplorai, per la prima volta, co' miei compagni Angelo Melotto e Daniele Comboni, il fiume Sóbat e le tribù Dénka nella penisola del Sènnaar per cercarvi un luogo opportuno ove fondare la Missione-Italiana.

Dopo faticose ricerche, il punto che a noi parve migliore da stabilirci fu sul canale Tarciàm, presso il villaggio Miegiòk, nella tribù degli Abialàñġ.

Giugnemmo in Chartùm il giorno 4 aprile 1859, ove trovammo il Dal-Bosco molto ammalato, e solo.

Il missionario Matteo Kirchner, che da più di un anno esercitava provvisoriamente le funzioni di Provicario Apostolico in Chartùm, udita la morte di monsignore Ignazio Knoblecher, avvenuta in Napoli nell'aprile del 1858, si risolse di tornare in Europa e di recarsi a Vienna presso il Comitato della Missione-Africana, e poi a Roma presso la Propaganda per intendersela su alcuni punti risguardanti la vacillante Missione. Prima di partire da Chartùm, egli mi scriveva una lettera, che mi venne ricapitata in Santa-Croce, colla quale mi consigliava di tornare a Chartùm co' Missionari italiani, raccomandandomi però di esplorare, durante questo viaggio, le tribù Dénka del Sóbat e della penisola del Sènnaar. Scrisse pure a Giuseppe Lanz, presidente in Santa-Croce, dicendogli che al più presto possibile mandasse avviso ai Missionari in Kondókoro di trattenersi in quella Stazione finchè fosse eletto il nuovo Provicario.

Queste lettere, con altre ancora provenienti da Europa, ci furono spedite da Alessandro Dal-Bosco col mezzo di un vapore che solcava per la prima volta le acque del fiume Bianco, ed era diretto da M.r Lafarque, mercante francese, il quale ce le consegnava il 13 novembre 1858. Il presidente Giuseppe Lanz spediva la lettera del Kirchner col mezzo dello stesso vapore ai Missionari di Kondókoro, acciocchè fossero bene informati dello stato in cui trovavasi la Missione dopo la morte del Provicario Apostolico Ignazio Knoblecher.

La risposta relativa alla lettera del Kirchner ci venne recata l'8 dicembre dallo stesso M.r Lafarque, che col vapore tornava a Chartùm, ed era scritta da Francesco Morlang presidente nella Stazione di Kondókoro. Eccone il tenore:

«Cari fratelli, non è possibile di poter resistere più a lungo fra questi Negri....» E dopo d'aver dipinto al vivo la deplorevole loro condizione, i pericoli e le sofferenze, a cui andarono soggetti, conchiude dicendo: «Questa Missione cominciò col fumo, e come un fumo svanì. Appena arriverà la barca col nuovo missionario, Luigi Viehwaider, e colle provvisioni per Kondókoro, fermatela e scaricatela in Santa-Croce, e poi speditela vuota a noi con un'altra barca, affinchè possiamo caricarle tutte e due degli oggetti che più c'interessano, se i negri Bàri ce lo permetteranno, poichè essi, udita dai mercanti la morte del Provicario Apostolico, pretendono d'essere i padroni di tutto ciò ch'egli possedeva in Kondókoro