Vennero due barche in Santa-Croce col nuovo Missionario la sera del 13 gennaio 1859, una delle quali conteneva le provvisioni per questa stazione, e l'altra per la stazione di Kondókoro.
Il 15 gennaio con una delle due barche io partiva da Santa-Croce co' miei compagni missionari per ritornare a Chartùm, e coll'altra il sacerdote Luigi Viehwaider continuava poi il viaggio per soffermarsi in Kondókoro fino al ritorno in Africa del nuovo Provicario, che doveva essere Matteo Kirchner.
Noi giugnemmo in Chartùm, come dissi, il 4 aprile, e vi trovammo Alessandro Dal-Bosco molto ammalato. Daniele Comboni tartassato da febbri continue desiderava di tornarsene in Europa. E Angelo Melotto stanco dalle fatiche del viaggio, e molestato quasi ogni giorno da fortissimi dolori di capo, diveniva sempre più debole; mai però che si lamentasse de' suoi mali o mostrasse desiderio di ripatriare per ristabilirsi in salute. Egli amava di passeggiar solo in giardino, e quando, dopo caduto il sole, entrava nella sua stanza, spossato, per cercarvi un po' di riposo, ed io lo visitavo, e' non faceva che parlarmi della futura Missione Italiana sul Tarciàm, e mi pregava a non voler abbandonarne il pensiero, qualunque fosse per essere la decisione del Comitato di Vienna. Poveri Negri, egli soleva dire spessissimo, quanto mi fate compassione! quanto io v'amo.... e quanto vorrei fare per voi, mi costasse pur anche cento volte la vita.... lo sa Iddio. Ma.... le mie forze diminuiscono ogni dì più, caro don Giovanni, e mi sento consumare a poco a poco. — Io badavo a lui continuamente; finchè la sera del 27 maggio lo vidi strascicarsi nella stanza più presto del solito e distendersi sul povero suo letticciuolo accanto alla finestra aperta, perchè altrimenti gli pareva di non poter respirare, e teneva gli occhi immobili e fissi al cielo. Corsi allora e sedetti a lui vicino, lo confortai e mandai pel medico Peney, che venne dopo alcuni minuti; questi gettò uno sguardo sopra l'ammalato e rimase per alcuni istanti silenzioso, e poi mi chiese:
— Quando s'è fatto in lui questo cangiamento?
— Veramente, risposi, è da tre o quattro giorni ch'io lo veggo triste, malinconico, pensoso, che non mangia proprio nulla; e giusto poco fa egli mi diceva che fu preso nel giardino da un capogiro, che lo fece cadere a terra; e chi sa quante volte ciò gli sarà accaduto; ma non parlò mai, forse per non contristarmi, sapendo quanto io l'amo.
Il medico mi strinse la mano e crollò il capo, volendo dire: non c'è più speranza di poterlo salvare.
— O Dio! è tremendo! io sclamai, rivolgendomi al mio servo fedele Cher-Allàh, ch'era presente e che aveva bagnato di lagrime il nero suo volto.
Partito il medico, l'infermo volle confessarsi, ricevette il Viatico, egli stesso domandò l'Estrema Unzione.... Il dolce suo viso divenne poi tutto raggiante di speranza e di fede. Di quando in quando rivolgeva verso me i cilestri e grandi suoi occhi.... Era lo sguardo calmo e lucido di un'anima disciolta per metà dai legami di questa terra. — Io vegliai tutta la notte presso a lui raccomandandolo al Signore, e l'osservavo declinar rapidamente; pure pregavo Iddio perchè non volesse rapirmi il compagno e l'amico; ma era giunto a tal punto, che l'affezione più tenera non poteva conservare la menoma illusione ch'ei potesse rimettersi. A mezza notte tutt'a un tratto emise un grido straziante di dolore, dopo del quale perdette i sensi, nè più ritornò in sè stesso.
— Prega, prega, io dissi allora a Cher-Allàh, il quale m'era vicino, che anche questa prova finisca presto! essa mi lacera il cuore.... Alle ore nove antimeridiane del giorno 28 maggio i suoi dolori erano cessati, e il suo volto aveva uno splendore misterioso e solenne, che imponeva silenzio anche ai singhiozzi dolorosi di quanti erano presenti.